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domenica 30 gennaio 2011

Assenze - Day CCLXXXIV

quasi un anno ormai qui ma dopo un paio di fine settimane troppo precoci comincio ad accusare la vertigine dei vuoti aperti da ciò che ho lasciato in italia.

e sempre di più mancano gli miei amici. non quelli di una vita, ma quelli della vita. quelli che sono rimasti intorno setacciando anni di incontri trascurabili e buone promesse disattese. quelli delle cene senza una ragione e delle discussioni piene di motivi. quelli che ogni volta che li incontri non li saluti con la mano o il cinque o le pacche sulla spalla, ma li abbracci cercando di allargare il petto finché si può e di quella stretta non ne lasci fuori neanche un pezzo, perché deve bastarti fino alla prossima. quelli che non chiami “fra'” o “bra'” o con qualche altro grado sociale, ma per nome schioccandolo così, netto, che puoi quasi vederlo venir fuori dalle labbra insieme al suono; ed ogni volta che incroci quello stesso nome per strada, pensi che qualcuno si chiama come il tuo amico.

mi mancano i compagni casuali e quelli distratti. quelli poco affidabili che non possono deluderti perché non ci investi mai troppo, ma che sono presenti quando devono la loro parte.

mi mancano anche gli sconosciuti; le persone che ero abituato ad incrociare senza un saluto ma che potevo riconoscere già di spalle. come la roba non tua che ti ritrovi in casa, che non tocchi mai, ma ti accorgi quando sparisce.

mi manca l'esser tutto questo per qualcun altro, amico compagno o indifferenza abituale.

e mi manca quella strada. l'area protetta dove ognuno aveva uno spazio di legittimità e le persone non erano abituate a veder scenari e interpreti cambiare alla fine di ogni corso di lingua.

mi manca l'idea di saper dove portare una ragazza per un bicchiere, salutando il proprietario e lasciando scegliere a lui il vino dopo aver scherzato con la tua amica. mi manca non saper bene dove andare per una pizza, una cena o una birra. o meglio. mi manca l'idea di appartenergli in qualche modo a quel posto, se è vero che ogni luogo vive anche di chi lo attraversa.

mi manca il saluto e l'intesa con chi è dietro il bancone, le battute con il barista anche quando lo incontri fuori dal tabaccaio ed i divani vuoti dei locali durante la settimana.

mi manca il proprietario della vineria che prende la sedia inforcandola al contrario e resta un quarto d'ora a parlarti di una bottiglia. mi manca l'esplosione generale del riso quando gli dici che è la terza volta che cerca di vendertela senza successo.

mi manca il cinema sotto casa che proietta tutti, ma proprio tutti, i film che avrei voglia di andar a vedere; quelli che ormai pensavo usciti dalle sale e quelli che neanche conosco. mi mancano i festival di corto, i documentari, le presentazioni e le retrospettive. mi manca il biglietto di ingresso a 4 euro e le sale nuovissime.

e poi mi manca la casa e le persone con cui la dividevo. le porte delle stanze sempre aperte, le visioni collettive ed i patteggiamenti sulla musica da mettere nel lettore. il gioco del ristorante e la lista della spesa per i grandi eventi. le cene organizzate al dettaglio, le ricette rovinose e le grandi scenografie della tavola. quel meccanismo perfetto di una convivenza che non si è mai inceppata. mi manca preparare il caffè per il mio coinquilino e vedere l'altro con la faccia di un botero dopo 13 ore filate di sonno.

e mi manca la mia stanza.

i miei libri, i cd, i poster, le mie fotografie e tutta la polvere della vita che è sopravvissuta alle periodiche pulizie. mancano anche le coperte colorate, i cuscini per il futon, i piatti comprati per gli invitati speciali e lo stereo della sony che suona una meraviglia. mi manca la macchina per uscire la sera e il treno verso bologna. mancano i banchetti per emergency e le domeniche con la digitale in giro da solo. mi manca la feltrinelli ed il lago di martignano. il primo maggio al forte preneste, la criticalmass ed il carnevale liberato. manca la famiglia, il senso di protezione ed il paese dove tornare ogni tanto per lasciarsi viziare un po'.

ma c'è tanto altro di cui davvero posso fare a meno e che mi rende angosciante l'idea del ritorno e nel frattempo continuo a scrivere.

a.

giovedì 23 dicembre 2010

Critica alla massa - Day CCXLVI

sono anni ormai che a fine maggio si ripete la stessa scena nella capitale. al posto degli studenti ci sono cittadini di tutti le classi, categorie e definizioni. e non invadono soltanto la tangenziale; ma anche il lungotevere, le circonvallazioni, i viali dell'eur. sono in migliaia ed il serpentone sfila per la città bloccando il traffico; seguito e preceduto da volanti di poliziotti da tempo bonariamente rassegnati a far loro da scorta per evitare incidenti. sono soprattutto biciclette. molte tirate fuori dalle cantine e rimesse a nuovo con la fantasia che ricerca l'originalità. grazielle, bianchi, safari. altri sono invece pezzi unici. mezzi con 3, 4 ruote. con rimorchi e portapacchi. ma ci puoi trovare anche skate, rollerblade, monopattini. alcuni seguono a piedi spingendo carrozzine o con i bambini sulle spalle tanto è lungo e lento lo srotolarsi del serpentone. si fanno chiamare "massa critica". un'aggregazione spontanea ed improvvisa non perseguibile proprio perché non organizzata. senza capi né itinerari prestabiliti. il livello di "densità" oltre il quale la città, come la intendiamo quotidianamente, quella delle auto e delle rincorse, entra in crisi; stalla. anche qui ci sono automobilisti impazziti e tassisti in cerca della rissa. ed anche qui solidarietà e sorrisi.
perché la "massa critica" rivendica un diritto di tutto, quello di mondo più lento, più silenzioso. in cui l'aria che si respira muovendosi profuma di vento e il rumore è quello dei campanelli delle bici.
dimostrano che si può attraversare una capitale pedalando con calma, se proprio non si ha un treno da prendere al volo. e che le auto in certe situazioni diventano scatole claustrofobiche. non si urlano slogan contro nessuno e le sole bandiere che sventolano sono quelle della pace. mentre invadono gli spazi proibiti del traffico distribuiscono volantini ai passanti ed agli automobilisti. regalano fiori e caramelle. parlano con tutti cercando di spiegare che probabilmente "non c'è fretta". non sono dei terroristi. le ambulanze hanno la precedenza, così come le auto che devono passare per una qualsiasi ragione di urgenza.ogni tanto il cordone si apre per decomprimere il traffico ai lati e basta un solo passante ad un semaforo per bloccare migliaia di ruote in un istante. perché il pedone è l'anello più debole della catena alimentare metropolitana e va tutelato prima di tutto il resto. ogni tanto ci scappa qualche litigata ma di solito non si va mai oltre un "garbato" scambio di opinioni. la sera infine si ritrovano tutti in qualche parco a bere e mangiare mentre le bici aspettano insieme all'entrata. il giorno dopo vanno tutti al mare con gli stessi mezzi. e lungo la colombo lo spettacolo si ripete. ed è veramente uno spettacolo! questo succede tutti gli da ormai non so più quanto tempo. e non soltanto a roma, ma anche parigi, londra, berlino.

contemporaneamente in tutto il mondo. ma per qualche strana gerarchia dell'informazione non se ne parla mai. o poco. e non ci sono migliaia di post su facebook che re inoltrano, commentandole come straordinarie, scene che per la massa critica sono ormai consuete. sopraelevata pedonalizzata e gente che applaude. forse è un problema di contendenti: è più facile individuare un avversario quando si affrontano studenti vs governo che in un non meglio precisato confronto cittadini vs insostenibilità. o forse è il campanilismo nostrano che si indigna se gli toccano il bel paese ed il futuro degli italiani mentre fa spallucce se l'insieme si allarga fino a contenere il pianeta e la deriva ambientale. io credo che sia invece un problema di informazione, che contro il traffico e l'inquinamento sembra ormai vaccinata mentre per il l'antiberlusconismo non ha ancora trovato la cura. ma c'è un organismo intero da preservare e tocca a noi tenere alta l'attenzione su tutto il sistema per evitare che cure accanite su di un solo problema lascino marcire tutto il resto.

a.