Qualche giorno fa mi sono ritrovato a parlare su Skype con Tiziano della situazione del lavoro in Italia. Abbiamo opinioni diverse, soprattutto sulle via percorribili per sopravvivere al naufragio in corso. Ne è uscita una chiacchierata lunghissima e faticosa che mi ha lasciato esausto ma appagato come dopo una lunghissima serie di vasche in piscina. Succede ogni volta così perché è una persona che approfondisce moltissimo e non si lascia mai andare a valutazioni semplici o sbilanciate, così sei costretto a seguirlo attentamente e non è sempre facile stargli dietro.
Lui che ha una conoscenza profonda e solida della nostra storia ha seri dubbi sulle strategie di questo governo, mentre io che passo il tempo a traslocare e distruggere relazioni ho cominciato ad esultare già quando hanno bloccato il progetto per il ponte sullo Stretto di Messina. Con le liberalizzazioni poi sono iniziati i cori da stadio.
Tiziano non è radical-chic, né un "girotondino". Secondo me non è neanche uno da galleria de "La Repubblica" con il post-it "No alla legge bavaglio" in bocca per lo scatto con l'i-phone. Forse potrebbe campeggiare sotto San Pietro per un improbabile "Occupy Vatican City" ma dovrei chiederglielo.
Ad ogni modo è un amico importante ed una persona appassionata e sincera. Ama il nostro paese sicuramente più di quanto lo faccia io e nonostante lui e Chiara abbiano dei buoni lavori ed ottime prospettive, perché sono tra quei cervelli rimasti a lottare, "non ci sta" all'idea di assecondare l'agonia culturale, politica ed economica del paese in cui è orgogliosamente deciso di voler restare.
Dopo la telefonata mi ha mandato un link con la lettera aperta che Emiliano Brancaccio, ex studente di Elsa Fornero, ha scritto una lettera aperta all'attuale Ministro del Lavoro e Welfare chiedendole di riflettere sulla reale efficacia delle precarizzazione nella crescita economica e nella lotta alla disoccupazione.
Ho letto e riletto quel post. Credo anche di aver capito quasi tutto quello che c'è scritto eppure non sapevo cosa rispondere. Non è che non sia vero quello che mi dice Tiziano solo che per come la vedo io non funziona. Sarebbe fantastico, ma non mi sembra sia possibile, almeno da noi.
A rendermi ancora più indigesta la teoria delle tutele è la mia natura "Atipica". Non ho mai cercato un contratto a tempo determinato o ammortizzatori sociali.
Me ne sono andato dalla Stimacasa senza chiedere buon'uscite, a differenza dei miei colleghi che hanno prima battuto cassa fino a vedersi riconosciuto quello che per loro era un legittimo indennizzo. Io non la vedo così: il contratto a progetto mi dava più soldi e la libertà di investirli come volevo (che poi io ne abbia abusato è un altro discorso...). Non avrei mai potuto avere un mutuo, è vero, ma lo sapevo bene quando accettavo il compromesso.
Questo non per dire che sia giusta la precarietà infinita, ma per provare a spiegare il perché della mia intolleranza verso certe garanzie, che nel nostro paese, dove spesso le persone si relazionano alla alla società con la logica del "tanto lo fanno tutti" o del "se non lo faccio io lo farà qualcun altro", hanno portato alle degenerazioni dell'assenteismo, alle finte malattie, agli scivoli, alle baby pensioni, alla cassa-integrazione straordinaria da 1800 euro al mese per 7 anni, agli ordini blindati, ai baronati, al sindacalismo becero e clientelare. E sto parlando di realtà di cui ho per tutte, una conoscenza diretta e approfondita, molto precedente ai servizi de "Le Iene".
E siccome ho vissuto sulla pelle la crisi del 2001 e del 2008 senza fiatare, ed ho cambiato mille lavori perché ho sempre pensato che se un'azienda è in crisi, e quelle che mi hanno licenziato lo erano in maniera indiscutibile, ed il mio contributo non è più redditizio per i conti, fosse un loro diritto tagliare i rami improduttivi per non essere costrette a chiudere del tutto, non vedo perché non debbano farlo gli altri.
Sono scettico perché "in un altro paese", se un dipendente serve all'azienda non viene licenziato alla leggera. Ha un valore in sapere e formazione che un normale imprenditore non vuole disperdere per non essere costretto ad investire di nuovo.
Se il lavoratore viene comunque licenziato ma vale davvero non ha difficoltà a ricollocarsi. E se le trova allora si sposta, come fanno i ragazzi del sud da una vita e non ha 30 ma a 18 anni, appena finite le superiori per cercare di allontanarsi dalla parte dello stivale che affonda. E se finisce il nord verso cui scappare o se uno non vuole emigrare, si mette a fare l'imprenditore, così può assumere chi vuole e come vuole. E se anche questo non funziona, e se alla fine non c'è più lavoro vuol dire che questa Era è finita. Come sono già finiti i faraoni in Egitto, l'Impero Romano, i Comuni e le grandi dinastie del'800 finirà anche l'epoca del Consumismo.
Mi rendo conto che questo discorso non è proprio lineare e che avrei dovuto cucire meglio alcuni pezzi, ma sono sono sicuro che Tiziano che mi vuole bene e conosce la mia passionalità [e pure i miei limiti] avrà capito cosa intendo nonostante i miei tentativi di mettermi in ridicolo.
Però non è vero che penso che si rubi solo in Italia e che il Regno Unito sia la patria degli onesti faticatori e dei contribuenti entusiasti.
La differenza è che da noi l'illegalità si chiama Costume, qua Malcostume.
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domenica 5 febbraio 2012
lunedì 17 ottobre 2011
... in my name too! - Day DXLIV
Troppo breve il fine
settimana per chiuderlo a mezzanotte e St Paul's Catthedral è
un'ottima scusa per allungare ancora un po' il tempo. C'è voglia di
regalare gli ultimi scatti ad un amico in partenza e lasciare alla
sera la tentazione di sorprenderci.
E l'incredibile ci si presenta davanti mentre ancora cerco di capire il perché delle transenne a Paternoster Square. Prima una tenda, poi due, tre. Pensiamo a dei senzatetto in cerca di riparo dal primo freddo che comincia a tagliare la città. Poi a qualche cerimonia di cui non so nulla, magari un matrimonio importante ed ai fanatici in cerca di una prima fila. Ma gli igloo aumentano e poi scritte, manifesti e corpi. fuori 8 gradi. intorno poliziotti tranquilli che spiegano ai passanti cosa sta succedendo.
Chiediamo ad un agente i motivi di quella folla. Ci parla di crisi economica e di proteste. Noi suggeriamo gli Indignados. Fa sì con la testa confortato dal collega. In realtà non sembra saperne molto ma non è preoccupato. Resteranno un paio di giorni poi se ne andranno tranquilli. Di questo appare più sicuro.
Li salutiamo e loro ci augurano la buonanotte.
Iniziamo a camminare costeggiando quel campeggio, stupiti ed eccitati. Una gessetto a terra prega di non oltrepassare quel limite per accamparsi. Lo hanno tracciato dai ragazzi per lasciare lo spazio per chi arriverà domani dalla Tube.
In terra le frasi della rabbia contro le banche, le companies e le lobby. Bandiere colorate tra le colonne e fiori di carta al collo delle statue.
Proviamo a scattare qualche foto. Un tizio ci viene incontro ridendo vistosamente e ci dice qualcosa che non capiamo. Tiriamo dritti cercando di non sembrare turisti spaesati. Al centro della piazza ci sono indicazioni in sei lingue su come comportarsi, buste per la raccolta differenziata e un tavolo per le informazioni. Da sotto il telone di quello che sembra essere il cuore l'organizzazione arriva musica etnica.
Giriamo intorno alla statua della Regina Anna, l'ultima degli Stuart. Un paio di Bobby ridono di gusto leggendo le frasi più ironiche dei cartelli che tappezzano la ringhiera. Quello più grande dice che siamo il 99%. Molti hanno voluto controfirmare quella dichiarazione con i pennarelli che sono appesi in giro. Lasciamo anche i nostri nomi, il sito di Emergency UK e la speranza che "it will happen". Immortaliamo con la digitale, o almeno è quello che pensiamo, una volta a casa non troveremo quegli scatti perché le batterie salutano proprio in quel momento simulando un click che in realtà perderemo. ne abbiamo di altre.
Saliamo
sul sagrato per uno sguardo d'insieme. Sulla destra un perimetro di
candele incornicia la preghiera di ragazzo assorto nello spazio
multiconfessionale.
Guardiamo giù e notiamo subito quello che non
c'è: niente niente schieramenti, niente caschi, manganelli, lacrimogeni, fumo o esplosioni. Sembra il campeggio di un festival estivo. Solo molto più ordinato e silenzioso.
Il lato sud del piazzale antistante la
cattedrale, quello che confina con Ludgate Hill e Cannon Street è
completamente libero. Ogni giorno due milioni di passeggeri
transitano nella Zona 1 di Londra, qua siamo in piena City ed i
ragazzi sembrano conoscere i confini oltre i quali non è più
possibile raccogliere la solidarietà dei passanti. Lo stesso vale
per i "Controllori". i blindati sono lontani centinaia di metri.
nessuno li vede, nessuno li teme. sonnecchaino come le divise che
custodiscono. è l'una di notte e molti sono ancora svegli. Una
televisione intervista una ragazza ai piedi della scalinata. è
spigliata e preparata. Così come il giornalista che ascolta
concentrato. Scattiamo qualche altra foto poi anche queste batterie
deisistono.
Ci guardiamo pieni di sospensione. Viene in mente l'italia e gli scontri del giorno prima. La devastazione e l'odio dei media. Pensiamo ai nostri vent'anni ed alla voglia di regalarci un'ultima notte senza tempo. Ma abbiamo aerei e lavori da rispettare il giorno dopo. Un ultimo saluto alla sovrana della Gran Bretagna unita e recuperiamo la strada del ritorno.
Qualcuno a terra ha disegnato un pollice alzato "David Cameron likes this".
anche noi.
E l'incredibile ci si presenta davanti mentre ancora cerco di capire il perché delle transenne a Paternoster Square. Prima una tenda, poi due, tre. Pensiamo a dei senzatetto in cerca di riparo dal primo freddo che comincia a tagliare la città. Poi a qualche cerimonia di cui non so nulla, magari un matrimonio importante ed ai fanatici in cerca di una prima fila. Ma gli igloo aumentano e poi scritte, manifesti e corpi. fuori 8 gradi. intorno poliziotti tranquilli che spiegano ai passanti cosa sta succedendo.
Chiediamo ad un agente i motivi di quella folla. Ci parla di crisi economica e di proteste. Noi suggeriamo gli Indignados. Fa sì con la testa confortato dal collega. In realtà non sembra saperne molto ma non è preoccupato. Resteranno un paio di giorni poi se ne andranno tranquilli. Di questo appare più sicuro.
Li salutiamo e loro ci augurano la buonanotte.
Iniziamo a camminare costeggiando quel campeggio, stupiti ed eccitati. Una gessetto a terra prega di non oltrepassare quel limite per accamparsi. Lo hanno tracciato dai ragazzi per lasciare lo spazio per chi arriverà domani dalla Tube.
In terra le frasi della rabbia contro le banche, le companies e le lobby. Bandiere colorate tra le colonne e fiori di carta al collo delle statue.
Proviamo a scattare qualche foto. Un tizio ci viene incontro ridendo vistosamente e ci dice qualcosa che non capiamo. Tiriamo dritti cercando di non sembrare turisti spaesati. Al centro della piazza ci sono indicazioni in sei lingue su come comportarsi, buste per la raccolta differenziata e un tavolo per le informazioni. Da sotto il telone di quello che sembra essere il cuore l'organizzazione arriva musica etnica.
Giriamo intorno alla statua della Regina Anna, l'ultima degli Stuart. Un paio di Bobby ridono di gusto leggendo le frasi più ironiche dei cartelli che tappezzano la ringhiera. Quello più grande dice che siamo il 99%. Molti hanno voluto controfirmare quella dichiarazione con i pennarelli che sono appesi in giro. Lasciamo anche i nostri nomi, il sito di Emergency UK e la speranza che "it will happen". Immortaliamo con la digitale, o almeno è quello che pensiamo, una volta a casa non troveremo quegli scatti perché le batterie salutano proprio in quel momento simulando un click che in realtà perderemo. ne abbiamo di altre.
Saliamo
sul sagrato per uno sguardo d'insieme. Sulla destra un perimetro di
candele incornicia la preghiera di ragazzo assorto nello spazio
multiconfessionale. Ci guardiamo pieni di sospensione. Viene in mente l'italia e gli scontri del giorno prima. La devastazione e l'odio dei media. Pensiamo ai nostri vent'anni ed alla voglia di regalarci un'ultima notte senza tempo. Ma abbiamo aerei e lavori da rispettare il giorno dopo. Un ultimo saluto alla sovrana della Gran Bretagna unita e recuperiamo la strada del ritorno.
Qualcuno a terra ha disegnato un pollice alzato "David Cameron likes this".
anche noi.
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