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domenica 5 febbraio 2012

Open letter to a friend - Day DCLV

Qualche giorno fa mi sono ritrovato a parlare su Skype con Tiziano della situazione del lavoro in Italia. Abbiamo opinioni diverse, soprattutto sulle via percorribili per sopravvivere al naufragio in corso. Ne è uscita una chiacchierata lunghissima e faticosa che mi ha lasciato esausto ma appagato come dopo una lunghissima serie di vasche in piscina. Succede ogni volta così perché è una persona che approfondisce moltissimo e non si lascia mai andare a valutazioni semplici o sbilanciate, così sei costretto a seguirlo attentamente e non è sempre facile stargli dietro.
Lui che ha una conoscenza profonda e solida della nostra storia ha seri dubbi sulle strategie di questo governo, mentre io che passo il tempo a traslocare e distruggere relazioni ho cominciato ad esultare già quando hanno bloccato il progetto per il ponte sullo Stretto di Messina. Con le liberalizzazioni poi sono iniziati i cori da stadio.
Tiziano non è radical-chic, né un "girotondino". Secondo me non è neanche uno da galleria de "La Repubblica" con il post-it "No alla legge bavaglio" in bocca per lo scatto con l'i-phone. Forse potrebbe campeggiare sotto San Pietro per un improbabile "Occupy Vatican City" ma dovrei chiederglielo.
Ad ogni modo è un amico importante ed una persona appassionata e sincera. Ama il nostro paese sicuramente più di quanto lo faccia io e nonostante lui e Chiara abbiano dei buoni lavori ed ottime prospettive, perché sono tra quei cervelli rimasti a lottare, "non ci sta" all'idea di assecondare l'agonia culturale, politica ed economica del paese in cui è orgogliosamente deciso di voler restare.
Dopo la telefonata mi ha mandato un link con la lettera aperta che Emiliano Brancaccio, ex studente di Elsa Fornero, ha scritto una lettera aperta all'attuale Ministro del Lavoro e Welfare
chiedendole di riflettere sulla reale efficacia delle precarizzazione nella crescita economica e nella lotta alla disoccupazione.
Ho letto e riletto quel post. Credo anche di aver capito quasi tutto quello che c'è scritto eppure non sapevo cosa rispondere. Non è che non sia vero quello che mi dice Tiziano solo che per come la vedo io non funziona. Sarebbe fantastico, ma non mi sembra sia possibile, almeno da  noi.

A rendermi ancora più indigesta la teoria delle tutele è la mia natura "Atipica". Non ho mai cercato un contratto a tempo determinato o ammortizzatori sociali.
Me ne sono andato dalla Stimacasa senza chiedere buon'uscite, a differenza dei miei colleghi che hanno prima battuto cassa fino a vedersi riconosciuto quello che per loro era un legittimo indennizzo. Io non la vedo così: il contratto a progetto mi dava più soldi e la libertà di investirli come volevo (che poi io ne abbia abusato è un altro discorso...). Non avrei mai potuto avere un mutuo, è vero, ma lo sapevo bene quando accettavo il compromesso.

Questo non per dire che sia giusta la precarietà infinita, ma per provare a spiegare il perché della mia intolleranza verso certe garanzie, che nel nostro paese, dove spesso le persone si relazionano alla alla società con la logica del "tanto lo fanno tutti" o del "se non lo faccio io lo farà qualcun altro", hanno portato alle degenerazioni dell'assenteismo, alle finte malattie, agli scivoli, alle baby pensioni, alla cassa-integrazione straordinaria da 1800 euro al mese per 7 anni, agli ordini blindati, ai baronati, al sindacalismo becero e clientelare. E sto parlando di realtà di cui ho per tutte, una conoscenza diretta e approfondita, molto precedente ai servizi de "Le Iene".
E siccome ho vissuto sulla pelle la crisi del 2001 e del 2008 senza fiatare, ed ho cambiato mille lavori perché ho sempre pensato che se un'azienda è in crisi, e quelle che mi hanno licenziato lo erano in maniera indiscutibile, ed il mio contributo non è più redditizio per i conti, fosse un loro diritto tagliare i rami improduttivi per non essere costrette a chiudere del tutto, non vedo perché non debbano farlo gli altri.
Sono scettico perché "in un altro paese", se un dipendente serve all'azienda non viene licenziato alla leggera. Ha un valore in sapere e formazione che un normale imprenditore non vuole disperdere per non essere costretto ad investire di nuovo.
Se il lavoratore viene comunque licenziato ma vale davvero non ha difficoltà a ricollocarsi. E se le trova allora si sposta, come fanno i ragazzi del sud da una vita e non ha 30 ma a 18 anni, appena finite le superiori per cercare di allontanarsi dalla parte dello stivale che affonda. E se finisce il nord verso cui scappare o se uno non vuole emigrare, si mette a fare l'imprenditore, così può assumere chi vuole e come vuole. E se anche questo non funziona, e se alla fine non c'è più lavoro vuol dire che questa Era è finita. Come sono già finiti i faraoni in Egitto, l'Impero Romano, i Comuni e le grandi dinastie del'800 finirà anche l'epoca del Consumismo.
Mi rendo conto che questo discorso non è proprio lineare e che avrei dovuto cucire meglio alcuni pezzi, ma sono sono sicuro che Tiziano che mi vuole bene e conosce la mia passionalità [e pure i miei limiti] avrà capito cosa intendo nonostante i miei tentativi di mettermi in ridicolo.

Però non è vero che penso che si rubi solo in Italia e che il Regno Unito sia la patria degli onesti faticatori e dei contribuenti entusiasti.

La differenza è che da noi l'illegalità si chiama Costume, qua Malcostume.

domenica 22 gennaio 2012

Happy old year - Day DCXLI

Aspettavo la fine dello scorso anno come una liberazione. Avevo voglia di ricominciare quello nuovo pieno di buoni propositi e di azioni incisive, in modo da dare nuovo slancio all'economia della mia vita.

Una finanziaria in piena regola, con tutti gli interventi del caso, nuovi investimenti, taglie alle spese, cambio dei vertici, ma soprattutto “lacrime e sangue”.

Prima però volevo tornare in Italia, spartiacque obbligatorio di tutte le mie fasi londinesi, ammesso che fino ad ora ce ne siano state. Ad ogni modo catarsi per le frustrazioni accumulate negli ultimi mesi del 2011 che oltre a periodi di stress raramente sopportati in precedenza e insonnia endemica, avevano portato anche alla sospensione di questo blog, che poi tanto blog non è, come dice giustamente il mio amico Dario.
Non avevo voglia di raccontare lo sfascio del momento e siccome non so mai fingere, ho preferito tacere piuttosto che fare casini buttando in mezzo tutto e tutti.
Ora la situazione non è molto migliorata, però i dieci giorni passati in Italia hanno confermato tutto il buono del mondo che non smetto di raccontare qua a Londra, dandomi nuova forza.
Ho degli amici fantastici, delle persone incredibili e vorrei trovare delle espressioni più originali per descriverli e mi dispiace per quelli che mi sono continuamente vicino in questa città freddissima e che sono l'appoggio per tanti momenti di difficoltà.
Non voglio sminuire la loro importanza, però la complicità con persone con cui ho condiviso 10 anni di vita in quel modo è commuovente. Così il capodanno sdraiato ubriaco sul divano a stonare ogni canzone è bastato a cacciar via tanta rabbia ammucchiata per strada.
Sono quindi atterrato a Stansted con il bagaglio carico di parmigiano e buona volontà.
In programma avevo nell'ordine: corso di inglese in modo da provare a sputare il rospo che mi costringe ad accettare tutte le fidelity card dei negozi perché quando le commesse me le propongono non capisco mai e dico sempre di sì. Penso di aver frequentato 2000 ore di lezioni tra scuola, università e corsi privati, di aver completato un numero imprecisato di esercizi e di aver sperimentato ogni tecnica conosciuta per l'apprendimento di una lingua estera. Mi restano solo due opzioni: frequentare una ragazza inglese oppure reincarnarmi in un anglofono! La prima sarebbe la Fase 4 che non ho però ancora pianificato.
La lingua comunque è lo step necessario alla preparazione della Fase 2: Nuovo lavoro. Devo trovare il modo di lasciare i due mezzi impieghi da scimmia che ho ora per dedicarmi a qualcosa che mi costringa ad accendere qualche neurone in più rispetto a quel che servono per premere il bottone “On” della lavastoviglie la mattina e quello “Enter” sulla tastiera del computer il pomeriggio e magari evito di comprare scatole di purè ogni due giorni perché dimentico ogni volta di averli già presi.

L'ultimo provvedimento della manovra infine prevede invece il salto di qualità vero e proprio attraverso la Fase 3: Una rinnovata socialità per vivere la metropoli con più consapevolezza e sfruttare le opportunità di questo luogo in continua evoluzione. O almeno evitare di spendere più di 10 minuti al giorno sul sito italianialondra.com.
Con questo programma minuziosamente stilato, la priorità appena ripreso il ritmo londinese (4 pinte ad uscita) è stata quindi quella di ammalarmi!
Una bella caponata con tutti i malanni di stagione: raffreddore, mal di gola, tosse e qualche linea di febbre come guarnizione. Più la grande novità del Reflusso, moda lanciata sul finire del 2011 e ripresa dopo le vacanze di natale che come detto aveva condonato ogni male. Fortunatamente Claudia, intuendo le mie grandi potenzialità gastronomiche, mi aveva regalato, oltre ad una spugna (segno che forse da qualcosa si “sente”che da due anni non ho più il bidet) ed una crema antiage per il viso (segno che sicuramente da qualcosa si vede che da dieci anni non ne ho più venti), anche una confezione di Maalox, nella versione Plus, perché ovviamente da ex-semisottodemichef il Reflusso me lo sono preparato con una dose extra di sintomi, ed un normale antiacido sarebbe stato inefficace.

Una vita da intermediate
Masticando pastiglie grosse come una fiche da poker mi sono recato quindi con Nancy alla ABC School of English, Covent Garden. Scelta sia per i prezzi concorrenziali che per il nome rassicurante sulla facilità dei metodi adottati. Claudia, la ragazza italiana in segreteria (Sì lo so cosa state pensando... No!), per capire la situazione ci ha subito chiesto da quanto tempo fossimo a Londra.
Nancy:“Poco più di un anno”.
Io:“Aprile 2010”
Segretaria a me: “Quanto?!”
Io: “Quasi due anni”
Segretaria: “Hai mai pensato alla reincarnazione?”.
Cominciavo ad amare quel posto e così ci siamo fatti spiegare i vari corsi. Quello che a cui eravamo interessati noi era il Callan, sistema fondato sul concetto che la nostra lingua madre la apprendiamo inizialmente senza studiare, ma per abitudine; una sorta di osmosi che ci permea lentamente di parole e concetti grammaticali prima ancora che iniziamo effettivamente a studiarli sui banchi di scuola. Loro provano a infilarti l'inglese in testa nello stesso modo. Il risultato è garantito in un quarto del tempo e per me che non ne ho più molto era assolutamente l'ideale.
A dire il vero lo avevo già provato nel 1999 durante il primo tentativo di "Fuga per la Vittoria", ma effettivamente, e non stupisce nessuno, ricordavo poco di quelle settimane e comunque le prime tre lezioni erano gratis così abbiamo deciso di cominciare a frequentare per capire un po' come funziona.

La tecnica prevede che tu venga rinchiuso ermeticamente con gli altri in una classe in cui c'è un soltanto un leggio al centro e delle sedie col tavolinetto integrato disposte in semicerchio. L'effetto generale è quello di un gruppo di sostegno: “Ciao, io sono Andrea e sto cercando di imparare l'inglese da 25 anni”. “Ciaaao Andreeea”. Improvvisamente si apre la porta ed entra un insegnante cocainomane con una Redbull in mano che per 50 minuti spara domande nel mucchio ad una velocità poco al di sotto della soglia del dolore. La tecnica adoperata punta a provocare il maggior disagio possibile nelle vittime. Mentre formula la frase il cecchino rotea freneticamente gli occhi spostandoli in tutte le direzioni per evitare di lasciar percepire chi sarà il bersaglio finale, contemporaneamente agita le braccia disegnando nell'aria figure geometriche e simboli magici che dovrebbero aiutare ad interpretare il suo gorgogliare incomprensibile ma che hanno una chiarissima origine massonica. Una sorta di Danza Maori in stile All Blacks. La preda disorientata, a cui viene negato anche il naturale rifugio del banco dove, sin dai primi anni di vita, è solita nascondersi durante le interrogazioni, ha come unica opzione quella di rispondere immediatamente alla domanda usando esattamente tutte le parole adoperate nel formularla così come pure riportato dal manuale di addestram... scusate, dal libro di testo. Il tempo di reazione che gli viene concesso si aggira intorno ai 4 decimi di secondo, trascorsi i quali senza un' evidente indicazione di attività orale, il boia inizia a rispondere al posto suo scandendo ogni pausa in modo che il colpevole possa ripetere ad eco come se gli stessero estorcendo lettera per lettera la confessione di colpevolezza per gli attentati del'11 settembre. Arrivato alla fine, con lo studente in drammatica crisi iperventilatoria, sia che abbia risposto perfettamente o cercato di suicidarsi ingoiando la lingua, il killer sistematicamente sentenzia “Good!”. A quel punto il ragazzo si accascia esanime sulla sedia e riparte la roulette russa. I nostri professori del liceo con le loro penne che scorrevano lentamente sulla lista dell'appello sembrano così patetici in confronto a questi marines a cui mancano solo i rayban e la libertà di chiamarti“Palla di Lardo!”.

Alla fine della lezione ero entusiasta. Ho pagato per due settimane e sono corso a comperarmi una cassa di Redbull. Nancy invece, meno amante degli energy drink, ha scelto un corso di General English, più borghese e meno emozionante. Morirà di noia. Il livello assegnatomi a tredici anni di distanza dalla ma prima esperienza Callan, con in mezzo un mese di corso Intensive a Dublino e quasi due anni di vita a Londra è sempre lo stesso: Intermediate.

L'insonnia della notte precedente alla prima lezione mi ha impedito di iniziare il giorno previsto, ma per fortuna in questi casi non erano previste punizioni corporali. Comunque dopo una settimana posso azzardare un cauto ottimismo. Almeno le crisi di panico le ho brillantemente superate. Così come pure il test per la fine dello Stage 5. Una serie di esercizi a risposta chiusa ed aperta, un dettato ed una prova orale in cui, nonostante la tensione da esame di maturità (erano quindici anni che non sostenevo un esame!) ho totalizzato un punteggio di 90/100. Peccato solo aver scoperto che tutte le prove si trovavano nelle ultime pagine del manual... del libro di testo.

Stai lì, Sempre lì
Con la Fase 1 avviata posso ora dedicarmi a ragionare sulla Fase 2: Lavoro. Su questo fronte l'anno scorso si era chiuso con un'imprevista occasione. Prima di partire per l'Italia ero andato nella sede di Emergency Uk prendere qualche regalo da portare a casa. Mentre la mia amica Stefania volontaria dell'associazione a Londra, cercava le taglie delle magliette, mi sono messo a commentare con lei il loro calendario per il 2012, disegnato trascurando alcuni dettagli obiettivamente importanti. Ad esempio hanno dimenticato di inserire i riferimenti dell'associazione in un posto visibile per tutti e 12 i mesi. In fondo da qualche parte sono ancora un mezzo grafico, così quando mi ha detto che stavano mettendo un annuncio per trovare qualcuno che si occupasse gratuitamente di questo aspetto mi sono immediatamente candidato. Ora sono in attesa di sapere se il book con qualche mio vecchio lavoro che gli ho mandato sarà buono per loro.
Non ci guadagnerei nulla però da un lato riprenderei in mano gli attrezzi del mestiere e dall'altro metterei nel curriculum l'esperienza in una Charity che qua è tenuta molto in considerazione.
Per quanto riguarda il lavoro vero, cioè quello retribuito, la situazione invece è stagnante ed anche in questo caso Claudia aveva interpretato bene il mio futuro a breve mettendomi tra i pacchetti sotto l'albero un bel grembiule da cucina, inequivocabile indicazione che per il momento mi sarei dovuto rassegnare al ruolo di semisottodemiaiutocuoco. Ho provato infatti a tornare sugli annunci di lavoro
ma come al solito la possibilità di essere preso in una compagnia che si occupa di hospitality sono praticamente nulle a meno di tirar via barba e piercing. Credetemi ma qui con la mia faccia è impossibile essere assunti in caffé o ristoranti. Mi rimane la strada dei pub, ma sento di non avere ancora una comprensione adatta per un caotico locale frequentato da inglesi alticci; oppure nei service di stampa, che è la strada che sto battendo in questo momento e per la quale un'eventuale esperienza con Emergency UK sarebbe fondamentale referenza.

Finché ce n'hai
Sulla fase 3 ero deciso ad investire soldi e dignità; buttandomi senza pudore nella mondanità londinese; nutrendomi di musei, mostre e concerti. pronto a sfidare i miei tabù più segreti e commettere i peggiori reati grammaticali pur di sentire un po' più mia questa inafferrabile metropoli.

Purtroppo i governi dei mesi passati non avevano saputo far economia delle risorse. Sperperando avventatamente i capitali accumulati, così quando martedì scorso, dopo aver pagato due settimane di scuola mi è venuto in mente che in quei giorni ci sarebbe stato l'addebito dell'affitto e che forse il conto bancario poteva soffrirne. Mi sono precipitato a controllare lo stato di salute del mio tesoretto. Secondo i miei calcoli rischiavo un passivo di un centinaio di pounds. Meno male che alla fine non avevo scelto di pagare per un mese intero, cauto sulla mia costanza nello studio. Non ricordavo bene il giorno esatto del pagamento ma ero abbastanza sicuro che avrei potuto ancora fare in tempo a salvare il bilancio prima del prelievo automatico, integrando con del contante in euro che mi rimaneva dall'Italia. Avrei avuto solo bisogno di un ufficio di cambio. Arrivato a casa, con ancora addosso il cappotto sono entrato nel sito della Barclays pieno di ansia per scoprire alla fine che avevo sbagliato, due volte. L'addebito era già scattato il giorno stesso e lo scoperto era di 174 pounds!
Addio Inglese, addio nuovo lavoro
Addio nuovo lavoro, addio soldi
Addio soldi, addio Mondanità.
Addio Pianificazione.

Mentre ero intento a cenare con i fogli delle Fasi 1, 2, 3 mi è tornato in mente un altro regalo di Claudia (è vero mi ha regalato un sacco di roba e questo non è neanche l'ultimo). Uno strano oggetto di metallo pesante e dorato. Un scettro a due impugnature simmetriche abbastanza piccolo e maneggevole da poterlo rotolare nel palmo di una mano. Una sorta di talismano tibetano che non ricordo bene se dovrebbe aiutarmi a scegliere la via, o a ritrovarla, o a saperla consigliare oppure a conoscere tutti gli orari dell'N8 che passa a Bricklane. Sin dal primo momento, e l'ho subito detto anche a lei, a me è sembrato un Totem ideale per il film Inception. Per chi non lo avesse visto, il Totem era l'oggetto che viaggiatori dei sogni portavano sempre con se per rendersi conto di quando erano nella fase onirica. Ritrovarselo in tasca li aiutava a capire di essere nel mezzo di una missione.
A questo punto comincio davvero a pensare di star sognando e che se mi concentro abbastanza, come quando vogliamo uscire da un incubo, riuscirò davvero a risvegliarmi nel mio letto di Raimondo's con Vespa che aspetta il mio caffè ed il motta che cerca di battere il suo record di sonno ininterrotto...

almeno spero.

a.

NOTE
Ovviamente non è vero che gli insegnanti del Metodo Callan sono dei cocainomani, né che le lezioni somigliano all'addestramento delle reclute in Full Metal Jacket. Anzi Collin e Susan sono simpatici e disponibili e le lezioni, a parte il disorientamento iniziale sembrano funzionare davvero.A volte però esigenze “sceniche”mi spingono ad esagerare alcuni tratti per rendere il racconto più grottesco mala realtà è a volte diversa. Quindi chiedo scusa a tutti quelli che qui, come in altri post, possono essersi sentiti offesi da quello che scrivo. È solo finzione.

lunedì 12 settembre 2011

De buk is [still] on de teibol - Day DIX

La scorsa settimana Claudia ha deciso di rispondere alla mail che le avevo inviato qualche giorno prima. Era più di un anno che aveva scelto di interrompere ogni contatto e poco meno che avevo rinunciato a mandarle messaggi per cercare di mantenere viva una qualche forma di rapporto. Ritrovarla nella casella della posta mi ha fatto molto piacere soprattutto per la delicatezza con cui ha raccontato della sua vita. Sta trovando un suo equilibrio e sono felice perché se lo merita davvero.
Ovviamente ha chiesto della mia, del mio lavoro ed anche lei non ha resistito ad avere aggiornamenti sull'evoluzione del mio inglese.

È normale. Chi mi incontra, soprattutto chi conosce i miei travagli con questa lingua, vuole conoscerne i miei progressi, soprattutto dopo tanto tempo. In particolar modo la mia famiglia.
Così quando giovedì tornerò in Italia, come sempre troverò mia madre ad aspettarmi carica di fantasiose apprensioni sulla vita smodata della metropoli, ansiosa di lanciare allarmi disperati sul mio stato fisico che a suo dire sarà al limite della denutrizione e, soprattutto, vogliosa di sapere che finalmente il suo figlio qualcosa di buono la sta combinando lassù, almeno quella: imparare l'inglese.

Invece no. l'inglese non lo sto imparando. Mi sento sempre allo stesso punto; con gli stessi blocchi e la stessa difficoltà a capire televisione, commessi e vecchiette alle fermate del bus.
La colpa è mia. Della mia pigrizia, dei miei vizi, della mia timidezza e della stanchezza nei confronti di un certo rigore con cui dovrei affrontare le giornate.

Quando arrivai qua a Gennaio dell'anno scorso ero carico e motivato. Studiavo con mio coinquilino e ripetevamo la grammatica ogni giorno. Eravamo arrivati anche a parlare inglese tra di noi non avendo alternative anglofone nel flat. Per una serie di eventi tragicomici, terminata con la telefonata del manager mentre ero al gate per l'imbarco, non ero riuscito a prendere un lavoro da Pizza Hut e così ero stato costretto a rientrare in attesa di tempi migliori.

Poi qualcosa si è rotto durante quel breve intermezzo italiano e quando sono atterrato di nuovo oltremanica la voglia di integrarmi era stata sostituita da quella di ritrovare un equilibrio, qualunque esso fosse, relegando in secondo piano tutte le altre priorità.
Così mi sono preso il primo lavoro buono e per 6 mesi ho passato 60 ore a settimana in un ristorante italiano, dove trascorrevo le giornate a vegetare in attesa dei 20 clienti settimanali ed a scherzare con il mio chef di Brescia.

Anche le amicizie le ho trovate tra quelli che potevo capire facilmente e con cui lavorare per la ricerca della stabilità che avevo perso a casa.
Di conseguenza anche le ragazze. Non avevo voglia di mettermi in gioco, di rischiare figuracce, di sembrare stupido.
Cercavo conferme e sicurezza e per questo mi sono buttato su tutto che che di italiano incontravo.

Verso la fine dell'anno scorso, stanco di perdere tempo nel basement di Biagio@Bankside, mi sono licenziato pronto a buttarmi in un altro lavoro che mi desse più soldi, più regolarità e qualche chance in più di parlare in inglese. La prima prova da Spaghetti House era andata bene, ma il tempo passato in un ristorante non certo da Guida Michelin, ma almeno di media categoria, aveva generato in me una repulsione verso certe cattive abitudini delle cucine turistiche: spazi angusti e menù economici.
Non ce la facevo a servire cibo in quel modo e così abbandonai la strada del cuoco per guadagnare altrove il Minimun Wage necessario a sopravvivere. Ben presto però mi resi conto che le mie speranze di sconfiggere con l'esperienza
maturata, i pregiudizi nei confronti di piercing e barba, che stranamente in questo paese, almeno nell'hospitality sono piuttosto forti, erano vane. Se vuoi maneggiare food and beverage, che tu sia cameriere, barista o pizzaiolo, scordati i peli in faccia ed il metallo sul viso.
Per altri tipi di posti [pub, negozi] non mi sentivo linguisticamente pronto e qualche curriculum inviato per posizioni più vicine alla mia formazione [grafico e dintorni] non avevano ricevuto risposta [qua dopo un anno che sei fuori da un settore iniziano a considerarti scaduto].

Quindi mi buttai alla ricerca di qualsiasi lavoro ed incappai nel Marketing Research Interviewer. Interviste in italiano dalle 08:00 alle 16:00 ad utenze private o professionali per sondare la soddisfazione relativa a servizi e/o prodotti o raccogliere opinioni sui medesimi. Paga di 8 pounds all'ora, contro una media nazionale di 5,93. Ferie quando vuoi. Lavori anche in mutande e nessuno stress della lingua.
Anche volendo non avrei potuto rifiutare visto che il conto in banca stava sperimentando tutti i limiti dello zero assoluto.

E così furono altri 6 mesi di call center, durante i quali raccolsi un po' di soldi senza alcuno sforzo e rafforzai la rete di relazioni sociali che ancora mi sostiene.


Lentamente però presi coscienza dei limiti di questa vita e di quelli della mia autostima che mi impediva di azzardare conversazioni con chi non fosse italiano da almeno 3 generazioni.
Per questo cominciai noleggiare film in inglese ed a frequentare un corso di lingua organizzato del council.
Ma è durato poco e la pigrizia endemica sommata alla voglia di non passare il tempo libero ad impazzire coi sottotitoli hanno prevalsero sul bisogno di migliorare la lingua. Visto che comunque la mia socialità rimaneva più che dignitosa. E tornai nel mio mondo.

Comincio a pensare che forse sono troppo vecchio per ricominciare da capo. Non ho voglia di studiare, di sembrare scemo mentre cerco una parola che non ricordo, di chiedere ogni volta “sorry?”.
Ero contento di come sono nella mia lingua. Ci ho messo tanto per imparare ad usarla ed ora non ce la faccio a mettere via tutto e ripartire da zero.
Sicuramente sono troppo distratto per riuscirci in maniera mnemonica. 3 anni di scuole medie, 6 di liceo [ho ripetuto il terzo!], due esami universitari passati con 26 ed un mese di corso intensivo a Dublino inducono a pensare che non sia quella la strada. Dovrei essere costretto a starci in mezzo a non avere alternative perché se mi lasci uno spiraglio io mi ci infilo e scappo via.

A peggiorare la situazione a marzo è arrivato il taglio delle ore al lavoro che mi ha costretto a trovare un part time. Risposi ad un annuncio per Kitchen Helper in un pub, sperando così di iniziare a lavorare con qualche inglese, invece quando dopo un'ora mi chiamarono per l'intervista dall'altra parte, manco a dirlo, c'era un ligure da vent'anni a londra. Per cui mi ritrovai, come già scritto, al centro della city, nella cucina italiana, di un pub italiano.
Che è un po' la metafora del mio essere enclave ostinatamente muta in territorio nemico.

Quindi continuo a vivere nella mia bolla di rumore diffuso, frustrato dal sentirmi per tutto il resto completamente a mio agio. Mi piace la città che offre mille alternative, che chiede scusa e lascia la precedenza, che sorride dietro ad ogni sportello e si veste in modo bizzarro. Mi piacciono i fagioli con i funghi a colazione, le vecchiette nei pub ed i charity shop. Ora che ho anche cambiato accomodation ho una stanza enorme in una casa normale che un amico ha voluto condividere con me.
E non me ne frega niente se gli inglesi sono formali ed asociali e le previsioni del tempo le aggiornano ogni ora.


Vorrei solo poterli capire.

Vorrei godere di questo posto fino a saziarmene come ho fatto a suo tempo con Roma, prima di farne indigestione.
Non dico che vivrò qui per sempre ma avrei voglia di prenderne finché posso: I musical che durano da 15 anni, i film che escono senza dover aspettare il doppiaggio, i concerti di tutti i musicisti in vita, i festival e quello che neanche ci si immagina.

Ma per questo dovrei rassegnarmi ad un passo indietro. Abbandonare la settimana lunerdì-venerdì 11:00-19:00 che ora mi permette di avere un ritmo normale e godere dei weekend, probabilmente ritornare in qualche ristorante e decidermi a tirar via i piercing almeno durante il lavoro.
La barba no, quella non sono disposto a barattarla.


L'unica consolazione è che mia madre non legge mai questo blog e non sa niente di inglese, così almeno con lei posso fingere di essere davvero fluently.


a.

domenica 23 maggio 2010

Back to the future - Day IVXXX


Il Prequel
Venerdì ho chiuso la quarta settimana del secondo ciclo londinese. Rispetto a Gennaio lo srotolarsi di questo mese è stato sostanzialmente diverso dal precedente. L'ironia, nel significato beffardo della sorpresa imprevedibile, si è impegnata a disegnare un percorso contorto e faticoso che gli ottimisti potrebbero interpretare come presagio di un finale straordinario ma che a me per il momento taglia solo il fiato.
A dicembre dell'anno scorso ero carico di certezze e dubbi, equamente distribuiti, in modo da garantirmi tutta l'irrequietezza che la comica inquietudine del mio personaggio richiede. Il lavoro non impegnava alcuna preoccupazione: “A Londra non lavorano soltanto i fannulloni!”, era il primo verso con cui attaccavo ogni volta la filastrocca sulla mia partenza. Dopo di che il malcapitato di turno doveva sopportare i discorsi intensi e maturi sulla paura per una socialità complicata, il timore della solitudine, l'ansia per una lingua masticata a stento. Di solito sono abbastanza bravo ad argomentare teorie se ho il tempo per elaborarmele con calma. Nel confronto serrato dell'improvvisazione inciampo, ma se mi si lascia lo spazio di ragionare spesso risulto convincente. Quindi c'era poco da obiettare: Esponevo le mie teorie con supporto di dati economici, della mia esperienza londinese e di una buona dose di immaginazione. Arrivato qua con la mia valigia pesata al grammo, ovviamente è successo l'esatto contrario. 

Nel giro di una settimana condividevo la doppia on un ragazzo così conciliante che non me lo sarei potuto immaginarmene migliore [ed infatti senza conoscerlo mi ero impegnato in tutti modi prima di conoscerlo per trovare un'alternativa...], avevo conosciuto una dozzina di persone e uscivo tutte le sere. Una meraviglia; potevo dedicare tutte le mie energie alla ricerca del lavoro. Perché quello comunque sarebbe arrivato. Non era mica un problema trovare qualcosa nella città che si sta preparando ad ospitare le olimpiadi del 2012, la City del continente, la capitale delle capitali. C'era una frase che usavo spesso e che anche ora se mi distraggo ritrovo in mezzo ai miei soliloqui, che suonava più o meno così: “Se c'è un soldo che gira in Europa nei prossimi 24 mesi, si ferma sicuramente qua!”. 
Un ragionamento incontestabile. Io poi a Londra ci sono stato un sacco di volte, ci ho anche lavorato, ho dieci anni come pizzaiolo, altri dieci come grafico. Sono lavori che hanno bisogno di mani e fantasia. Non vocabolario e fluency. Neanche a dirlo, per gli imperscrutabili meccanismi di cui sopra, dopo un mese avevo invaso la città con i miei curriculum, sostenuto una decina di colloqui ed anche provato in 4 pizzerie. I risultati sono noti a la maggior parte di chi legge. Il mio inglese era leggermente sotto il livello necessario per il front-office; le mie capacità da pizzaiolo peccavano nell'uso del mattarello e per il grafico avrei dovuto aspettare una maggiore padronanza della lingua creativa. La speranza si era diventata disperazione. I soldi stavano finendo e tutti continuavano a dirmi: “It's quite now... maybe in two mounhts...”. Avevo perso la serenità, vagavo stordito per le strade entrando di tanto in tanto nei ristoranti italiani con un cv in mano e la disperazione negli occhi. La supplica per accettare almeno i miei dati riceveva un po' ovunque la commovente solidarietà dei camerieri, che riconoscevano nella stanchezza dei miei vestiti umidi di nebbia le tribolazioni del loro arrivo oltremanica. Il massimo della speranza che potevano offrimi non andava oltre la promessa passarli al manager, ma non poteva bastarmi. 
Era deciso: Giovedì 18 Febbraio avrei affrontato la mia ultima intervista. Avevo inserito il curriculum sul sito di Pizza Hut ed ero stato richiamato. Se avessi fallito anche lì me ne sarei tornato in Italia per un paio di mesi in attesa che il letargo invernale finisse. Avrei studiato inglese e magari seguito un corso da pizzaiolo in modo da tornare in Aprile pronto e ricaricato. Prima di abbandonare però avevo un'ultima chance. Preparare la pizza in un fast food era alla mia portata ed in più il ristorante si trova a due fermate di Tube da dovevo vivevo [e vivo tutt'ora], Ero un candidato ideale. I londinesi preferiscono sempre chi abita vicino alla sede di lavoro. é una città enorme che può richiedere molto tempo per gli spostamenti. Per quel che mi riguarda potevo essere a casa in 5 minuti. Sarebbe stato un posto eccezionale: Dovevo dare il meglio e per una volta non delusi. 
Il manager rilesse davanti a me l'Application che avevo compilato online chiedendomi alcune spiegazioni e poi domandandomi esempi di comportamento in situazioni tipo. Non sbagliavo un colpo e lui era entusiasta. Non faceva che ripetere: “Very well! Very well!”. E non smise di complimentarsi con me neanche mentre mi salutava rimandandomi ad una telefonata nei giorni successivi. Tornando a casa ero nauseante di felicità. Allungai fino a Camden Town dove mi persi per le strade del mercato sorridendo a tutte le ragazze orientali che cercavano di sedurmi brandendo spiedini lucidi di pastella giallo ocra e limone. Mi regalai un libro in inglese da un Charity Shop e tornai al flat in attesa della telefonata. Il Venerdì, nonostante continuassi a fissarlo, il cellulare non rimase impressionato e se ne resto calmo e silenzioso. Il Sabato la scena si ripropose più o meno con lo stesso copione ma minore intensità visto che speravo che nel fine settimana trascurassero il recruitment. 
La domenica concessi al mio telefono il suo giorno libero e decisi di recarmi di persona al ristorante per capirci qualcosa in più. 
Il manager che mi aveva intervistato era off per cui mi consigliarono di ripassare l'indomani. Lunedì mattina mi piazzai davanti alla porta del locale ed appena una ragazza decise che era tempo di aprire infilai l'ingresso per affrontare il mio destino. Aspettai mezz'ora che finisse il briefing di inizio settimana. Sono minuti interminabili in cui immagini la tua vita del dopo teorizzando scenari che vanno dall'indigenza totale ad un viaggio per due in Nord America. Finita la riunione vidi il futuro venirmi incontro indossando la stessa camicia e lo stesso sorriso di quattro giorni prima. Aveva però sostituito il “Very well” con un discorso complicatissimo per me, di cui colsi solo qualche congiunzione ma tutte le pause. Nella mia testa bastavano per formare un concetto chiarissimo: in quel momento stavano esaminando diversi candidati e quindi c'era da aspettare un po'. Nel caso mi avrebbero richiamato nei prossimi giorni. Era troppo! tornai a casa e comperai un biglietto di sola andata per Pisa. L'ostello era pagato fino a giovedì, ma partendo il giorno prima risparmiavo 20 euro e il mangiare per un giorno. Tanto mi rimaneva la forza soltanto per salutare gli amici che rimanevano e dargli appuntamento certo per la primavera.
Mercoledì mattina azzeccai una serie di passaggi perfetti e con tre tocchi ero al check-in due ore prima. Spensi il cellulare deciso a riaccenderlo in patria e solo dopo aver sostituitola scheda; volevo chiudere per un po' il discorso England. Tirai fuori il carta d'imbarco e mi misi subito in fila. Odio le partenze infinite ed i saluti estenuanti. Ormai ero con la testa in Italia. Era la scelta migliore. Avevo impiegato una settimana a metabolizzare la decisione, ad accettare la sconfitta, il mezzo fallimento. Ne avevo parlato con tutti con le mie solide impugnabili argomentazioni e nessuno aveva avuto la forza do obiettare alcunché. Del resto Londra è piena di persona che vanno e vengono. 

Ci avevo provato sul serio, avevo la coscienza pulita. Potevo rimproverarmi soltanto la prima settimana vissuta un po' troppo rilassato. Ma era una lezione anche quella. Ad Aprile sarei atterrato con un pacco di CV e molta più determinazione. A casa senza troppe pressioni avrei studiato e imparato il lavoro del piazzaiolo. Come canovaccio poteva funzionare. Nel frattempo avevo superato il controllo bagagli e vagavo nella zona dei Duty Free senza trovare un orologio. Controvoglia mi rassegnai a riaccendere il telefono per tenere sotto controllo il l'ora. Neanche il tempo di accendersi ed un doppio beeb trillo per l'arrivo di altrettanti messaggi in segreteria. 
Non volevo ascoltarli. È un servizio a pagamento e di solito paghi il silenzio di chi si ritrova suo malgrado in una registrazione senza la voglia di dire niente. Però stavo ritornando nel mio paese e quel credito chissà se e quando lo avrei sfruttato. Potevo permettermi il lusso di quella curiosità. Il primo manco a dirlo era vuoto. Ennesimi soldi buttati di un soggiorno emorragico. Ero pronto a riattaccare subito dopo il secondo silenzio per non sprecare la poca batteria rimasta, quando riconobbi la voce del Manager di Pizza Hut che dopo essersi presentato mi invitava da lì due ore per una prova da pizzaiolo. Stavolta avevo capito tutto. Ne ero sicuro. Perché avevano aspettato il punto di non ritorno? Poco prima del decollo senza possibilità di cambiare il biglietto. Sarebbe bastata una telefonata 12 ore prima e avrei allungato di un giorno senza problemi. Dopo tre notti di autoterapia per convincermi che non stavo vivendo un altro fallimento. Con Claudia che mi aspettava a Pisa. L'ostello disdetto. Le valige cariche, i pounds finiti. Avevo bisogno di un consulto. Mi serviva Chiara. La telefonata con la mia lovemate come al solito rassicurò alcune me paranoie: non esiste un ordine mondiale che trama contro di me. Purtroppo verso la fine interpretai male una sua frase ottimista che parlava di segni e dopo averla salutata cominciai a sudare pensando ad un destino che voleva mettermi in guardia da un volo sciagurato. Era un presagio? Sarebbe caduto? Quante gocce di Lexotan occorrono per raggiungere l'incoscienza velocemente e comunque prima dello schianto di un aereo in picchiata? Avevo bisogno di un'altra telefonata, Claudia. Anche lei cercò di tranquillizzarmi lasciandomi libertà di scelta senza appesantire nessuna eventuale decisione. Mi accomiatai struggente. Ora mi sentivo in colpa anche con lei. In caso di incidente si sarebbe incolpata per non avermi fermato? Dovevo prendere una decisione. Sarei partito, ma se qualche altro segno avrebbe preceduto l'imbarco non sarei salito a bordo. Anche a costo di fermare l'aereo urlando come un pazzo. Ormai mancavano 20 minuti. C'era un telefono nella zona d'attesa e mi era rimasta qualche moneta. Volevo usarle per richiamare Claudia e dirle che il ritorno era un mia decisione; che avevo bisogno di tempo per riordinare le idee e rilassarmi un po'. Mi sembrava il modo migliore per scaricarla dalle responsabilità e sentirmi anche io più in pace. La solita dose del mio ansiolitico stava lavorando a dovere. Da lì a dieci minuti sarei stato in volo e di segni non ne avevo avuti. Avevo tutto il tempo per la telefonata. Presi la cornetta, infilai la prima moneta e il display si illuminò con un messaggio di errore “Out of work”. Il telefono era guasto. Non potevo avvertire nessuno. Non potevo alleggerirmi la coscienza. Non potevo volare tranquillo. Era il segnale che stavo aspettando. Sapevo cosa fare, me lo ero ripromesso. Corsi al bagno e presi altre 10 gocce di Lexotan.

a.


domenica 16 maggio 2010

Sunday, lonely Sunday - Day XXV

Pizza Connection
Sta sbiadendo anche questo giorno di festa senza che sia andato più lontano della porta della Wilson House. Ho provato a mescolarmi un po' con i ragazzi che abitano i flat vicini, dopo che Fabio mi aveva invitato a scendere per assaggiare un pezzo della sua pizza, curioso com'era di conoscere il mio parere. Vuole aprirsi un'attività in Spagna e da quando ha saputo che ho lavorato, ed in realtà lavoro ancora adesso, come pizza chef mi chiede opinioni tenendomi aggiornato sui progressi delle mistura che inventa. L'impasto era abbastanza buono, forse un po' duro, ma mi sembra lontano da una forma stabile. Anche i ragazzi non sono male. In qualche maniera alcuni di loro li avevo già incrociati durante la permanenza di gennaio e anche stavolta sono saltate all'occhio le diversità: sono tanto più giovani e vivono in maniera troppo lontana dalla mia. Amano gli eccessi della capitale e la libertà che questa concede a chi vuol lasciarsi andare. E poi si conoscono tutti da mesi ed ormai non sentono il bisogno di impegnarsi per allargare il giro con semiadulti così complicati. Di nuovo mi è sembrato di non avere argomenti da condividere per cui dopo due ore ho tolto il disturbo. Anche Alessio, il roomate pugliese con cui vivevo tre mesi fa, si è velocemente defilato nonostante i miei tentativi di mantenere un contatto. L'ho risentito soltanto quando ha avuto bisogno del phon. Eppure ero convinto di avere una grande intesa. Ci eravamo spesso lanciati in discorsi seri e e confidenze private. Ora non si è nemmeno ricordato del mio compleanno, nonostante facebook si sia premurato di avvertire tutti.
Please to met you
Con gli altri conosciuti sul sito di italianialondra non c'è molta regolarità nel vedersi ed anche con loro non è scattato nessuno di quei meccanismi che mi innamorano immediatamente di certe persone.
Quella che dopo il ritorno in Italia ero convinto fosse la difficoltà minore da affrontare ora sta diventando davvero un nodo da sciogliere. Sto conoscendo davvero tante persone ma forse attraverso una fase di scarsa ricettività. Sono stanco e svogliato. Solo Michele, lo chef in partenza di Biagio, era riuscito ad incuriosirmi davvero tanto. Purtroppo parte e quindi non se ne farà nulla. Ieri sera ce ne siamo andati insieme al Ministry of Sound, discoteca culto londinese. Ci siamo divertiti anche se la musica era troppo pesante per me. Nel Box, la sala più dura i bassi rendevano difficile anche respirare. Sono riuscito comunque a resistere fino alle 4:30 ed al ritorno ho vissuto la prima alba londinese della mia vita, vivendo per qualche istante un timido senso di pace. Nuovamente mi sono addormentato sull'autobus,ma questa volta appena in tempo per scendere alla mia fermata senza freddolosi ritorni a piedi. La settimana prossimaproverò ad organizzarmi per andare al Fabric.
Insieme a me sono scese le due ragazze russe con cui divido in regime d quasi integrale anonimato il flat. Stavolta però erano molto ben disposte e ci siamo allegramente intrattenuti in chiacchiere e pettegolezzi fino alle rispettive stanze. Parlare in inglese con loro facile e naturale. Confermando che ho bisogno di allargare gli orizzonti oltre l'italico idioma. Quindi oggi mi sono messo più seriamente in cerca di una nuova casa. Non so se avrò il coraggio di gettarmi tout court in una casa interrazziale. Conoscendo le mie esigenze di ordine e pulizia temo di soffrire gli altrui concetti di “vivibilità”. Però ho bisogno di nuovi stimoli e tanta gente intorno. Possibilmente anglofona. Sicuramente vitale. Spero di trovare presto qualcosa, ma se penso che a Roma ho impiegato 5 anni per trovare la sistemazione ideale mi vengono i brividi.

The Italian Job
Il lavoro sembra procedere bene [crdedo di aver dimenticato di scrivere che alla fine avevo deciso di restare ;)]. Sergio lo chef si sta impegnando per rendermi i “servizi” facili e veloci, inventandosi tutta una serie di procedure più rapide e sistemandomi la cucina in modo che non debba girare troppa vuoto. Con l'avanzare della primavera cominciano ad aumentare i clienti ma tutto è ancora sotto controllo, anche se niente mi toglie di dosso la sensazione che tanto prima combinerò qualche guaio. Non è una scaramanzia patologica, perché non penso di non dover parlare di certi argomenti per non pregiudicarne il buon esito. Non è il caso di nominarli perché sicuramente andranno male e quindi dovrei poi andare un sacco di spiegazione sul perché tante buone premesse sono sfumate. Prova a pensare in maniera diversa,ma solo il tempo e qualche giro buono potranno togliermi questa paura.
Domani si ricomincia.

a.

giovedì 13 maggio 2010

Mads in Italy - Day XXIII

Cheers room[mate]
Altro aggiornamento veloce. Oggi ho ufficialmente rassegnato le mie dimissioni dall'incarico di Boicottatore Gatronomico. Michele è stato molto comprensivo confermandomi che anche lui, al posto mio, avrebbe avuto gli stessi problemi nel rimanere in quelle condizioni. Sergio, lo Chef che rimane, non è stato meno sensibile chiedendomi solo il tempo di trovare un sostituto. Da parte mia ho voluto solo sincerarmi che quello che ho lavorato mi verrà riconosciuto. Non dovrebbero esserci problemi se non fosse che dopo un'ora il manager è entrato in cucina a chiedermi ero disposto a restare nel caso avesserò preso anche un'altro cuoco. A quel punto ho cominciato a ripensarci. Certo dovrei comunque rivedere la cifra pattutita inizialmente perché certe responsabilità a quel prezzo non me le assumo di certo. Però in tre si dovrebbe recuperare almeno mezza giornata Off. Domani ci ragiono con calma anche perché forse quella persona potrebbe essere Beppe, il mio roomate in cerca di lavoro e con tanta esperienza di cucina alle spalle. Con lui quasi sicuramente prenderemo una casa qua vicino, sempre a Swiss Cottage, con due singole un soggiorno una cucina ed anche un piccolo balcone. 950 pound al mese tutto compreso, da dividere equamente.

Oggi è il mio compleanno. Uno dei più solitari e alienanti della mia vita. Meno male che c'era il compagno di stanza a dividersi una birra e a offrirmi una fetta di dolce al limone.

Too close
I primi auguri me li ha dati comuqnue la vicina di stanza, uscita dalla camera vestita come la signora Pina di Fantozzi, sbraitando perché non avevo usato il cellulare come lei per scendere le sale appena uscito dalla doccia, ma avevo acceso la luce del corridoio, che è penetrata nel vetro sopra la sua porta svegliandola [Ore 11:55]. Il tutto urlando in milanese, aggiungendo un "Cazzo" e un "Vaffanculo" e finendo dandomi del cafone a me che le ho soltanto detto "Buonanotte Linda". Lei che si è presa alcune stoviglie dalla cucina e se la tiene in camera; lei che urla cu Skype con il ragazzo tanto che se stata un po' in silenzio la sentite anche voi da Roma; Lei che ci costringe a tenere il termostato dei riscaldamenti a 25° in Maggio e poi apre la finestra per il caldo; lei alla quale ho dato senza che me le chiedesse, la televisione che era in camera e la presa multipla e che invece dopo 4 giorni di prestito ha rivoluto indietro la riduzione che le avevo chiesto in prestito "Perché altrimenti deve staccare l'altra per usare il Phon"... Ed Io che me ne sono scappato dall'Italia per non avere più a che fare con l'arroganza egoista dei nostri peggiori concittadini; Io che cercavo un posto dove fosse possibile lavorare in maniera serena e organizzata, Io che volevo riposarmi e scomparire da tutti dopo due anni di rincorse senza risultati... mi sa che devo correre ancora più forte.


a.

mercoledì 12 maggio 2010

Made in Italy - Day XXII

Tanti giorni di assenza ed alla fine un aggiornamento veloce per raccogliere le idee su ciò che sta accadendo da Biagio@bankside. Giusto ieri ho firmato il contratto che mi lega in maniera assolutamente vaga al ristorante, ma la situazione sta precipitando in maniera molto più concreta. Quello che si era presentato nell'annuncio su Gumtree com Aiuto/comis Pizza chef, o al limite Kitchen Staff Member, è stato trascinato 10 giorni fa in una cucina dove si alternavano 2 Chef e una 2° Chef. Tanta roba da imparare, verdure da tagliare e dita da spellare; ma questo lo sappiamo già. Inaspettato è stato l'evolversi degli eventi. Ero stato avvertito della partenza di due dei tre cuoci, ma anche dell'arrivo di uno nuovo che avrei dovuto affiancare. Già l'idea del 2° chef mi faceva tremare i polsi, ma del resto qualcosa devo imparare a fare nella vita e perciò avevo deciso di buttarmi fidando sempre sull'aiuto che 15 gocce di Lexotan possono garantirmi. Nel corso della settimana mi sono rapidamente reso conto che neanche la chimica mi avrebbe salvato perché il sostituto dei partenti non si vedeva ed io venivo sempre più spesso messo ai fuochi con l'obbligo di tentare in ogni modo di bruciare sughi e scuocere paste.
Ieri il tutto è stato ufficializzato: per sabato devo diventare uno chef vero e proprio. Cucinare 7/8 primi contemporaneamente, magari anche qualche pizza nel frattempo, coordinarmi con le Main Courses e le comande del primo cuoco. Il tutto ad una velocità sinceramente non controllabile. I primi esperimenti hanno dimostrato l'assoluta follia di questa situazione, così il manager si è deciso a confermarla in blocco. In più avrò lo stesso stipendio di un lavapiatti, ma con una mezza giornata in meno di libertà.
Oggi torno e gli dico che se mi vogliono alle condizioni iniziali posso restare, altrimenti mollo. Sono venuto per trovare un po' di tranquillità ed imparara l'inglese. Qua lavoro 10 ore al giorno per 5 volte e mezzo a settimana, in una cucina di italiani e con uno stipendio da fame. Spero solo con Don Biagio Corleone [che dice di venire da Genova!!!] mi paghi le due settimane lavorate.
Stasera cerco di aggiornare sull'evoluzione degli eventi.

a.

sabato 1 maggio 2010

Clawslaw Italian Tortelloni - Day X

Give me a chance
A quanto pare può succedere anche questo a Londra: un semipizzaiolo prestato alla grafica [come amavo bullegiarmi qualche anno fa nel momento di maggiore splendore] possa nel giro di 24 ore, passare da disoccupato senza speranza, rassegnato ormai a prostituire la propria identità estetica per 8 shift a settimana, ad aiuto cuoco.
La Prova del cuoco è andata abbastanza bene ed alla fine ho deciso di accettare l'offerta di Biagio@Bankside [32 Southwark Bridge Road - London SE!]. Evidentemente dopo avermi visto maltrattare la pasta all'uovo si sono convinti che fossi la persona indispensabile per completare lo staff della cucina.
Il contratto, che dovrei firmare nei prossimi giorni, prevede un compenso di circa 1000 Pound al mese per una cinquantina di ore a settimana. In realtà nell'intervista di giovedì mi avevano parlato di 950 Pound, ma stasera Sergio, il capo chef, diceva che siccome sono "maturo" chiederà di poter alzare un po' lo stipendio. Incredibile quello che in Italia è uno svantaggio praticamente ovunque, qua può aiutarti a guadagnare di più. E comunque a quanto pare in questo ambiente si preferiscono persone inesperte e ossequiose da plagiare a propria immagine, piuttosto che professionisti affermati con i quali discutere ogni procedura della preparazione.
In tutto ciò non solo potrò tenere barba, vero limite in una città non sempre openminded, ma anche l'argenteria che mi pende da orecchie e sopracciglio. Del resto quando sono arrivato ieri ho trovato la ragazza in partenza con il piercing ala cartilagine del naso, due espansori ai lobi, altri due cerchietti e paio di percing sulle orecchie, La mia anima dunque è salva perché di quella Biagio non sa cosa proprio cosa farsene. In cambio si prenderà il mio corpo sequestrandomi di fatto per il 75% della settimana. Sei giorni su sette [ma con tutta la domenica ed il sabato fino alle 5 Off]
Questo succede in un momento in cui ho già rifiutato l'offerta notturna da parte degli Orsi di Vauxhall e rinunciato alla prova ad Zuccato. Come se non bastasse ieri nella pausa pranzo mi sono ritrovato tra le mail quella di un locale vicino a Regents Park in cerca di un Pizza chef.

Cook at me!
Intanto nel primo giorno in cucina ho lessato patate, saltato verdure, steso pizze ed affettato unghie: la mia.
Eravamo appena alla mezz'ora del primo tempo [il turno di la mattina] ed ero reduce da una bella incursione su broccoli e fagiolini, quando lo chef mi ha chiesto di sminuzzare il basilico porgendomi a mo di investitura medioevale un coltello grosso come una pinna di squalo .
"Lo sai usare questo, vero?!" ha detto riducendo in pochi secondi una montagna di foglie in una polvere leggera ed omogenea.
"Certo! Come no!"
In realtà non lo avevo mai usata un'arma del genere. Di solito a casa si hanno innocenti coltellini con la lama masticata dall'incuria di usarli per per tutta una serie di attività che vanno dal bricolage alla medicina domestica. Però li avevo visto tante volte in TV quei cuochi esperti che arpionano con la mano intera le verdure e tenendola contratta in una sorta di pugno aperto si fanno scorrere la lama sul dorso delle dita ad una velocità che non è comunque umana.
“Rubba con gli occhi!” dicevano i vecchi ed io ero certo di aver messo da parte un bel malloppo a forza di ammirare estasiato lo Chef Tony ed i suoi Miracle Blade III – La serie perfetta.
Ero abbastanza sicuro di poterci riuscire, magari più lentamente ma con un risultato sicuramente apprezzabile. Ho afferrato quindi il manico antiscivolo e mi sono chinato sulla preda. Un attimo dopo ero lì con il medio della mano sinistra che iniziava sudare sangue mentre una sottilissima slice
della sua unghia lo salutava per tuffarsi disperdendosi nella vegetazione.
Fortunatamente nessuno si è accorto di nulla, così ho riposto il mio lavoro e sono andato a medicarmi. Ora spero soltanto che il ripieno non abbia troppo successo perché non ho alcuna intenzione di sacrificarmi ancora.
Stamattina come previsto non si lavora ma alle 5 torno in cucina, nonostante il Worker's Day. Lunedì invece tutti off. Sono distrutto ma fiducioso. Nel primo giorno ho preparato con le mie mani una montagna di tortelloni, saltatato le verdure e cucinato il purè. Sto anche riuscendo a contenere il mio immancabile pessimismo, pensando che basterà non un po' di pratica per imparare ad eseguire le decine di procedure che mi hanno mostrato ieri, che un'occasione come questa per diventare "qualcosa" non ricapiterà tanto facilmente e che comunque mi restano ancora 9 unghie!


Buon 1° Maggio!

a.

Aiuto! Cuoco? - Day IX

A quanto pare può succedere anche questo a Londra: che un semipizzaiolo prestato alla grafica [come amavo bullegiarmi qualche anno fa nel momento di maggiore splendore] possa nel giro di 24 ore, passare da disoccupato senza speranza, rassegnato ormai a prostituire la propria identità estetica per 8 shift a settimana, ad aiuto cuoco.
Alla fine ho deciso di accettare l'offerta di Biagio@Bankside [32 Southwark Bridge Road - London SE!] che dopo avermi visto condire torturare i tortelloni.
Il contratto, che doveri firmare nei prossimi giorni, prevede un compenso di circa 1000 pound al mese per una cinquantina di ore a settimana. In realtà all'intervista di ieri l'altro chef mi aveva parlato di 950 pound, ma stasera Sergio, il capo chef, diceva che siccome sono "maturo" chiederà di poter alzare un po' lo stipendio. Incredibile quello che in Italia è uno svantaggio praticamente ovunque, qua aiuta a guadagnare di più.
In cambio potrò tenere barba baffi e tutta l'argenteria che mi pende dalla testa.Certi si lavorerà moto perché si tratta di 6 giorni su sette [Con tutta la domenica ed il sabato fino alle 5 sempre Off]
Questo succede in unmomento in cui ho già rifiutato l'offerta notturna da parte degli Orsi di Vauxhall e rinunciato alla prova ad Zuccato. Come se non bastasse oggi bella pausa pranzo mi sono ritrovato trale mail quella di un locale vicino a Regents Park in cerca di un Pizza chef.
Ormai sono di proprietà di Biagio e nulla potrà farmi cambiare idea. Neanche la fetta di unghia partita dal dito emdiao della mi amano sinistra mentre sminuzzzavo il basilico.
Lo chef mi aveva appena chiesto:"Lo sai usare il coltello, vero?!"
"certo! Come no!"
é via una bella porzioncina del dito a mescolarsi con il pesto...
Ora sono distrutto ma felice. Sto riuscendo anche a contenere il mio immancabile pessimismo pensando che non un po' di pratica sapro eseguire le decine di procedure che mi hanno mostrato stasera . e che un'occasione così per imparare qualcosa non ricapiterà tanto facilmente.
Ho cercato di scoraggialrli fino alla fime, ma preferiscono uno che no sa nulla e quindi non azzarda interpreptaioni del menù, ad un diplomato che annid di esperienze. Da parte mia ce la sto mettendo tutta,
Ora sono davvero distrutto. Sono anni che non lavoro sul serio e me ne accorgo adesso. Buonanotte.


a.

venerdì 30 aprile 2010

The Chef test! - Day IX

Passaggio rapido per aggiornare sul rapidissimo evolvere degli eventi. Ieri mattina, dopo una notte di Bear Storming, ho deciso di andare da Zuccato per confermare lamia disponibilità ad un trial che dovrei sostenere domenica mattina. Il condizionale è doveroso perché toranto a casa mi sono gettato a testa bassa nella ricerca di un'alternativa che potesse salvarmi almeno la barba. Ho studiato a fondo il sito di Gumtree, rispondendo a tutte le inserzioni possibili ed inserendo anche un mio annuncio in cui mi offrivo come Aiuto Pizzaiolo. dopo di che ha chiamato il moi amico Andrea invitandomi a una birra in centro e mi sono avviato carico di pensieri.


Due birre sono servite a mandarne via parecchi ma ogni volta che mi passavo la mano sul mento sentivo un brivido ruvido di precoce nostalgia. Insofferente l'idea di una rivoluzione estetica ho deciso allora di tornare a casa per continuare a seminare speranze in rete. Ad aspettarmi nella casella di posta c'era il messaggio di Sergio, cuoco del ristorante italiano vicino il London Bridge Biagio@Bankside dell'omonimo gruppo
Stava cercando un aiuto chef e voleva incontrarmi per una chiacchierata. Il tempo di richiamarlo ed ero già in metro alla volta dell'ennesima possibilità. La ricerca del posto ha impiegato il doppio del tempo previsto ma per le 8 ero già seduto a parlare con Michele, l'altro chef di tutto quello che non sapevo fare in cucina. Lui è stato molto comprensivo, ribadendo più di una volta che cercava solo impegno e voglia di imparare.


Quella non mi manca di certo, soprattutto in un momento come questo. In cambio garantiva rispetto per la mia barba ed il mio piercing. Coì tra due minuti usciròdi casa per recarmi alla prima vera prova del "London Recalling". Ci sentiamo al mio ritorno. a.

mercoledì 28 aprile 2010

To bear or not to beard - Day VII

Oggi finalmente giornata di colloqui promettenti. Il primo fissato per le 9.00 Deep Blu Subs panineria di Vauxhall dall'altra parte della città ma molto ben collegata, per cui è bastato alzarsi alle 7.00 per avere tutto il tempo di farmi doccia e barba, sistemare la stanza per renderla presentabile al roomate in arrivo da Torino, fumarsi mezza sigaretta e sbagliare un paio di uscite dell'underground una volta arrivato là.

Night life

Il posto nuovissimo pieno di giallo e di blu in uno stile laccatamente americano è una rientranza ricavata scavando uno degli archi cechi del ponte che scavalca la fermata della metro. Si affaccia su una strada trafficatissima e rumorosa che mi ha ricordato subito il negozio Buffetti di via Tor de' Schiavi e che rendeva impossibile capire il barbuto e corpulento Chris, calvo e rosso così come il collega che mi ha accolto all'entrata. Entrambi possibili esponenti di quella comunità gay detta Bears - Ursina [vedi wiki].
Chiudendo la porta l'isolamento audio è notevolmente migliorato, così che Chris ha potuto tranquillamente abbassare di un ottava la tonalità della sua voce diventando incomprensibile. Dopo una quindicina di: Kul iù ripit pliis? sono riuscito a capire cosa offrivano: Friday and Saturday from 8 PM to 5 AM 6,50 Pound per hour. Forse anche la domenica. Magari poi arriva qualcos'altro ma per il momento le loro esigenze sono notturne perché la zona nei week end è frequentata da molta gente che resta in giro fino a mattina rimbalzando tra un locale e l'altro in preda ai morsi della fame chimica.
In pratica interpretazione British dello Zozzone, il nome romano dei paninari nei furgoncini che restano aperti tutta la notte nei fine settimana nei pressi delle zone più frequentate.
La paga non è eccezionale per un nightshift, però data l'ampiezza di vedute di Chris potrei tenere piercing, orecchini, barba e anche un'enorme parruca da luna se lo volessi. Il fine settimana sarebbe perso definitivamente, ammesso di riuscire a dormire di giorno, evento per me davvero inedito. Considerando poi che di solito le persone che conosco lavorano dal lunedì al venerdì rischio di cominciare anche io a drogarmi per la solitudine ed a spendere tutti i soldi al Deep Blu Subs.
Certo nel frattempo lavorerei sull'inglese e potrei cercarmi un altro posto e poi forse davvero col tempo mi darebbero avere qualche turno in più. MI hanno concesso un giorno per pensarci.


Deep Black Soho
Finito con Chris erano appena le 9.30 ma il le ore davanti non mi spaventavano visto che avevo le 50 copie di cv da volantinare, per cui ho trascorso la mattinata a incrociare dentro quel delirio labirintico che è Soho, arrembando ogni ristorante, caffé e bar che trovavo aperto al grido di Chen ai liv mai sivvì? e ce ne sono davvero una quantità nauseante.
Come potete immagianare due ore dopo avevo totalemte perso il controllo della situazione. Non solo avevo rimosso locali e strade battute il giorno precedente ma anche quelli della mattina prima. Così per due volte mi sono ritrovato davanti facce perplesse che mi salutavano spiegandomi che già avevo portato loro il mio curriculum da cestinare, ma che se proprio insistevo potevo dargliene un altro.
Al trentesimo curriculum potevo ritenermi soddisfatto e mi sono avviato a casa in attesa del roomate da torino e della seconda intervista.

Waiting for a waiter
In realtà il colloquio delle avrei dovuto sostenerlo già ieri, soltanto che quando sono arrivato al ristorante ho trovato tutti in agitazione per qualcosa che doveva essere capitato al sistema d'allarme perché c'era un ragazzone della sicurezza con tanto di walkie-talkie che per mezz'ora ha provato a spiegare al manager cosa era successo indicando vari punti nel quadro elettrico. Evidentemente frustrato dalla situazione il Capodeicapi si è scagliato contro quella che ho scoperto solo oggi essere la shift manager [la responsabile del turno] così che dopo mezz'ora che studiavo il menù ho chiesto al cameriere che nel caso sarei potuto ripassare oggi e lui ha confermato la bontà della mia iniziativa salutandomi.
Quindi alle 6, dopo aver dato a Beppe di Torino il tempo di riprendersi dalla constatazione imprevista che avrebbe condiviso una doppia, sono tornato da Zuccato per un nuovo tentativo: Stavolta non ci sono stati imprevisti. La ragazza maltrattata ieri è stata con me gentile e comprensiva ma irremovibile nella richiesta di tagliarmi la barba per poter effettuare una prova.
A questo punto mi sono preso un giorno di tempo per decidere. La barba la porto da 5 anni ininterrotti (se si esclude un breve episodio a scopo dimostrativo) e mi pesa davvero l'idea di farne a meno. Certo che è una delle principali richieste nella stragrande maggioranza dei locali qua a Londra e mi sta creando non pochi problemi. Le condizioni economiche non sono eccezionali. La paga non è ad ore ma a turni, 30 pound scarsi per 7/8 shifts. In più non ho la certezza di essere preso.
Entro domani dovrò sciogliere le riserve e comunicare la mia decisione. Vado a cercarmi un teschio.

a.