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domenica 8 aprile 2012

Good East[end]er! - Day DCCXVIII

Stamattina tornavo stordito da una nottata passata fuori casa, dopo aver bevuto troppo, dormito poco e essermi alzato molto presto. uscito dalla metro di Bethnal Green sono passato alla cash machine di Sainsbury's per prelevare qualche pounds. quindi, finita l'operazione, mi sono messo ad aspettare il semaforo verde all'incrocio sognando una doccia ed il letto. mentre ero assorto in quello stato di compiaciuto torpore che accompagna certi risvegli, ho sentito l'eco lontano di un "Ehi, man?!"che ho lasciato sfumare senza registrarlo. Al secondo richiamo mi sono girato ancora poco convinto ed ho trovato il viso preoccupato di un ragazzo che teneva in mano le banconote da 20 che avevo dimenticato di tirar via dal bancomat!
Sono rimasto per un attimo a guardarlo, riavvolgendo mentalmente il nastro con il film dei miei ultimi movimenti, che si interrompeva sistematicamente sul gesto di recuperare la debit card. Poi sono esploso in un sorriso di incredula gratitudine talmente sincero che credo di averlo messo in imbarazzo, tanto che ha iniziato a minimizzare l'accaduto, per lui così scontato.
poi è tornato a completare il suo prelievo ed io ho attraversato la strada ancora stupito. quando mi sono girato per l'ultima volta era lì che camminava guardandomi e continuando a schiaffeggiare l'aria nella mia direzione per respingere ogni ulteriore "Thank you so much!!!".
purtroppo non ho avuto la prontezza per chiedergli come si chiamasse e questo mi dispiace perché avrei voluto ringraziarlo meglio, fissando il suo nome nel ricordo di questa piccola storia, insieme a quel viso da inglese  pulito.
dispiace ancor di più non aver avuto modo e tempo per offrirgli una birra o spiegargli la mia incredulità.
perché camminando verso casa mi è venuto spontaneo pensare che se fosse successo in tanti altri paesi, e non parlo solo dell'Italia, avrei avuto molte meno possibilità per vivere l'emozione che questi gesti riescono sempre a suscitarmi ed anche per offrire alla mia amica Nancy il pranzo con quei soldi regalati da uno sconosciuto dell'East End.

Buona pasqua anche grazie a lui.

a.

domenica 22 gennaio 2012

Happy old year - Day DCXLI

Aspettavo la fine dello scorso anno come una liberazione. Avevo voglia di ricominciare quello nuovo pieno di buoni propositi e di azioni incisive, in modo da dare nuovo slancio all'economia della mia vita.

Una finanziaria in piena regola, con tutti gli interventi del caso, nuovi investimenti, taglie alle spese, cambio dei vertici, ma soprattutto “lacrime e sangue”.

Prima però volevo tornare in Italia, spartiacque obbligatorio di tutte le mie fasi londinesi, ammesso che fino ad ora ce ne siano state. Ad ogni modo catarsi per le frustrazioni accumulate negli ultimi mesi del 2011 che oltre a periodi di stress raramente sopportati in precedenza e insonnia endemica, avevano portato anche alla sospensione di questo blog, che poi tanto blog non è, come dice giustamente il mio amico Dario.
Non avevo voglia di raccontare lo sfascio del momento e siccome non so mai fingere, ho preferito tacere piuttosto che fare casini buttando in mezzo tutto e tutti.
Ora la situazione non è molto migliorata, però i dieci giorni passati in Italia hanno confermato tutto il buono del mondo che non smetto di raccontare qua a Londra, dandomi nuova forza.
Ho degli amici fantastici, delle persone incredibili e vorrei trovare delle espressioni più originali per descriverli e mi dispiace per quelli che mi sono continuamente vicino in questa città freddissima e che sono l'appoggio per tanti momenti di difficoltà.
Non voglio sminuire la loro importanza, però la complicità con persone con cui ho condiviso 10 anni di vita in quel modo è commuovente. Così il capodanno sdraiato ubriaco sul divano a stonare ogni canzone è bastato a cacciar via tanta rabbia ammucchiata per strada.
Sono quindi atterrato a Stansted con il bagaglio carico di parmigiano e buona volontà.
In programma avevo nell'ordine: corso di inglese in modo da provare a sputare il rospo che mi costringe ad accettare tutte le fidelity card dei negozi perché quando le commesse me le propongono non capisco mai e dico sempre di sì. Penso di aver frequentato 2000 ore di lezioni tra scuola, università e corsi privati, di aver completato un numero imprecisato di esercizi e di aver sperimentato ogni tecnica conosciuta per l'apprendimento di una lingua estera. Mi restano solo due opzioni: frequentare una ragazza inglese oppure reincarnarmi in un anglofono! La prima sarebbe la Fase 4 che non ho però ancora pianificato.
La lingua comunque è lo step necessario alla preparazione della Fase 2: Nuovo lavoro. Devo trovare il modo di lasciare i due mezzi impieghi da scimmia che ho ora per dedicarmi a qualcosa che mi costringa ad accendere qualche neurone in più rispetto a quel che servono per premere il bottone “On” della lavastoviglie la mattina e quello “Enter” sulla tastiera del computer il pomeriggio e magari evito di comprare scatole di purè ogni due giorni perché dimentico ogni volta di averli già presi.

L'ultimo provvedimento della manovra infine prevede invece il salto di qualità vero e proprio attraverso la Fase 3: Una rinnovata socialità per vivere la metropoli con più consapevolezza e sfruttare le opportunità di questo luogo in continua evoluzione. O almeno evitare di spendere più di 10 minuti al giorno sul sito italianialondra.com.
Con questo programma minuziosamente stilato, la priorità appena ripreso il ritmo londinese (4 pinte ad uscita) è stata quindi quella di ammalarmi!
Una bella caponata con tutti i malanni di stagione: raffreddore, mal di gola, tosse e qualche linea di febbre come guarnizione. Più la grande novità del Reflusso, moda lanciata sul finire del 2011 e ripresa dopo le vacanze di natale che come detto aveva condonato ogni male. Fortunatamente Claudia, intuendo le mie grandi potenzialità gastronomiche, mi aveva regalato, oltre ad una spugna (segno che forse da qualcosa si “sente”che da due anni non ho più il bidet) ed una crema antiage per il viso (segno che sicuramente da qualcosa si vede che da dieci anni non ne ho più venti), anche una confezione di Maalox, nella versione Plus, perché ovviamente da ex-semisottodemichef il Reflusso me lo sono preparato con una dose extra di sintomi, ed un normale antiacido sarebbe stato inefficace.

Una vita da intermediate
Masticando pastiglie grosse come una fiche da poker mi sono recato quindi con Nancy alla ABC School of English, Covent Garden. Scelta sia per i prezzi concorrenziali che per il nome rassicurante sulla facilità dei metodi adottati. Claudia, la ragazza italiana in segreteria (Sì lo so cosa state pensando... No!), per capire la situazione ci ha subito chiesto da quanto tempo fossimo a Londra.
Nancy:“Poco più di un anno”.
Io:“Aprile 2010”
Segretaria a me: “Quanto?!”
Io: “Quasi due anni”
Segretaria: “Hai mai pensato alla reincarnazione?”.
Cominciavo ad amare quel posto e così ci siamo fatti spiegare i vari corsi. Quello che a cui eravamo interessati noi era il Callan, sistema fondato sul concetto che la nostra lingua madre la apprendiamo inizialmente senza studiare, ma per abitudine; una sorta di osmosi che ci permea lentamente di parole e concetti grammaticali prima ancora che iniziamo effettivamente a studiarli sui banchi di scuola. Loro provano a infilarti l'inglese in testa nello stesso modo. Il risultato è garantito in un quarto del tempo e per me che non ne ho più molto era assolutamente l'ideale.
A dire il vero lo avevo già provato nel 1999 durante il primo tentativo di "Fuga per la Vittoria", ma effettivamente, e non stupisce nessuno, ricordavo poco di quelle settimane e comunque le prime tre lezioni erano gratis così abbiamo deciso di cominciare a frequentare per capire un po' come funziona.

La tecnica prevede che tu venga rinchiuso ermeticamente con gli altri in una classe in cui c'è un soltanto un leggio al centro e delle sedie col tavolinetto integrato disposte in semicerchio. L'effetto generale è quello di un gruppo di sostegno: “Ciao, io sono Andrea e sto cercando di imparare l'inglese da 25 anni”. “Ciaaao Andreeea”. Improvvisamente si apre la porta ed entra un insegnante cocainomane con una Redbull in mano che per 50 minuti spara domande nel mucchio ad una velocità poco al di sotto della soglia del dolore. La tecnica adoperata punta a provocare il maggior disagio possibile nelle vittime. Mentre formula la frase il cecchino rotea freneticamente gli occhi spostandoli in tutte le direzioni per evitare di lasciar percepire chi sarà il bersaglio finale, contemporaneamente agita le braccia disegnando nell'aria figure geometriche e simboli magici che dovrebbero aiutare ad interpretare il suo gorgogliare incomprensibile ma che hanno una chiarissima origine massonica. Una sorta di Danza Maori in stile All Blacks. La preda disorientata, a cui viene negato anche il naturale rifugio del banco dove, sin dai primi anni di vita, è solita nascondersi durante le interrogazioni, ha come unica opzione quella di rispondere immediatamente alla domanda usando esattamente tutte le parole adoperate nel formularla così come pure riportato dal manuale di addestram... scusate, dal libro di testo. Il tempo di reazione che gli viene concesso si aggira intorno ai 4 decimi di secondo, trascorsi i quali senza un' evidente indicazione di attività orale, il boia inizia a rispondere al posto suo scandendo ogni pausa in modo che il colpevole possa ripetere ad eco come se gli stessero estorcendo lettera per lettera la confessione di colpevolezza per gli attentati del'11 settembre. Arrivato alla fine, con lo studente in drammatica crisi iperventilatoria, sia che abbia risposto perfettamente o cercato di suicidarsi ingoiando la lingua, il killer sistematicamente sentenzia “Good!”. A quel punto il ragazzo si accascia esanime sulla sedia e riparte la roulette russa. I nostri professori del liceo con le loro penne che scorrevano lentamente sulla lista dell'appello sembrano così patetici in confronto a questi marines a cui mancano solo i rayban e la libertà di chiamarti“Palla di Lardo!”.

Alla fine della lezione ero entusiasta. Ho pagato per due settimane e sono corso a comperarmi una cassa di Redbull. Nancy invece, meno amante degli energy drink, ha scelto un corso di General English, più borghese e meno emozionante. Morirà di noia. Il livello assegnatomi a tredici anni di distanza dalla ma prima esperienza Callan, con in mezzo un mese di corso Intensive a Dublino e quasi due anni di vita a Londra è sempre lo stesso: Intermediate.

L'insonnia della notte precedente alla prima lezione mi ha impedito di iniziare il giorno previsto, ma per fortuna in questi casi non erano previste punizioni corporali. Comunque dopo una settimana posso azzardare un cauto ottimismo. Almeno le crisi di panico le ho brillantemente superate. Così come pure il test per la fine dello Stage 5. Una serie di esercizi a risposta chiusa ed aperta, un dettato ed una prova orale in cui, nonostante la tensione da esame di maturità (erano quindici anni che non sostenevo un esame!) ho totalizzato un punteggio di 90/100. Peccato solo aver scoperto che tutte le prove si trovavano nelle ultime pagine del manual... del libro di testo.

Stai lì, Sempre lì
Con la Fase 1 avviata posso ora dedicarmi a ragionare sulla Fase 2: Lavoro. Su questo fronte l'anno scorso si era chiuso con un'imprevista occasione. Prima di partire per l'Italia ero andato nella sede di Emergency Uk prendere qualche regalo da portare a casa. Mentre la mia amica Stefania volontaria dell'associazione a Londra, cercava le taglie delle magliette, mi sono messo a commentare con lei il loro calendario per il 2012, disegnato trascurando alcuni dettagli obiettivamente importanti. Ad esempio hanno dimenticato di inserire i riferimenti dell'associazione in un posto visibile per tutti e 12 i mesi. In fondo da qualche parte sono ancora un mezzo grafico, così quando mi ha detto che stavano mettendo un annuncio per trovare qualcuno che si occupasse gratuitamente di questo aspetto mi sono immediatamente candidato. Ora sono in attesa di sapere se il book con qualche mio vecchio lavoro che gli ho mandato sarà buono per loro.
Non ci guadagnerei nulla però da un lato riprenderei in mano gli attrezzi del mestiere e dall'altro metterei nel curriculum l'esperienza in una Charity che qua è tenuta molto in considerazione.
Per quanto riguarda il lavoro vero, cioè quello retribuito, la situazione invece è stagnante ed anche in questo caso Claudia aveva interpretato bene il mio futuro a breve mettendomi tra i pacchetti sotto l'albero un bel grembiule da cucina, inequivocabile indicazione che per il momento mi sarei dovuto rassegnare al ruolo di semisottodemiaiutocuoco. Ho provato infatti a tornare sugli annunci di lavoro
ma come al solito la possibilità di essere preso in una compagnia che si occupa di hospitality sono praticamente nulle a meno di tirar via barba e piercing. Credetemi ma qui con la mia faccia è impossibile essere assunti in caffé o ristoranti. Mi rimane la strada dei pub, ma sento di non avere ancora una comprensione adatta per un caotico locale frequentato da inglesi alticci; oppure nei service di stampa, che è la strada che sto battendo in questo momento e per la quale un'eventuale esperienza con Emergency UK sarebbe fondamentale referenza.

Finché ce n'hai
Sulla fase 3 ero deciso ad investire soldi e dignità; buttandomi senza pudore nella mondanità londinese; nutrendomi di musei, mostre e concerti. pronto a sfidare i miei tabù più segreti e commettere i peggiori reati grammaticali pur di sentire un po' più mia questa inafferrabile metropoli.

Purtroppo i governi dei mesi passati non avevano saputo far economia delle risorse. Sperperando avventatamente i capitali accumulati, così quando martedì scorso, dopo aver pagato due settimane di scuola mi è venuto in mente che in quei giorni ci sarebbe stato l'addebito dell'affitto e che forse il conto bancario poteva soffrirne. Mi sono precipitato a controllare lo stato di salute del mio tesoretto. Secondo i miei calcoli rischiavo un passivo di un centinaio di pounds. Meno male che alla fine non avevo scelto di pagare per un mese intero, cauto sulla mia costanza nello studio. Non ricordavo bene il giorno esatto del pagamento ma ero abbastanza sicuro che avrei potuto ancora fare in tempo a salvare il bilancio prima del prelievo automatico, integrando con del contante in euro che mi rimaneva dall'Italia. Avrei avuto solo bisogno di un ufficio di cambio. Arrivato a casa, con ancora addosso il cappotto sono entrato nel sito della Barclays pieno di ansia per scoprire alla fine che avevo sbagliato, due volte. L'addebito era già scattato il giorno stesso e lo scoperto era di 174 pounds!
Addio Inglese, addio nuovo lavoro
Addio nuovo lavoro, addio soldi
Addio soldi, addio Mondanità.
Addio Pianificazione.

Mentre ero intento a cenare con i fogli delle Fasi 1, 2, 3 mi è tornato in mente un altro regalo di Claudia (è vero mi ha regalato un sacco di roba e questo non è neanche l'ultimo). Uno strano oggetto di metallo pesante e dorato. Un scettro a due impugnature simmetriche abbastanza piccolo e maneggevole da poterlo rotolare nel palmo di una mano. Una sorta di talismano tibetano che non ricordo bene se dovrebbe aiutarmi a scegliere la via, o a ritrovarla, o a saperla consigliare oppure a conoscere tutti gli orari dell'N8 che passa a Bricklane. Sin dal primo momento, e l'ho subito detto anche a lei, a me è sembrato un Totem ideale per il film Inception. Per chi non lo avesse visto, il Totem era l'oggetto che viaggiatori dei sogni portavano sempre con se per rendersi conto di quando erano nella fase onirica. Ritrovarselo in tasca li aiutava a capire di essere nel mezzo di una missione.
A questo punto comincio davvero a pensare di star sognando e che se mi concentro abbastanza, come quando vogliamo uscire da un incubo, riuscirò davvero a risvegliarmi nel mio letto di Raimondo's con Vespa che aspetta il mio caffè ed il motta che cerca di battere il suo record di sonno ininterrotto...

almeno spero.

a.

NOTE
Ovviamente non è vero che gli insegnanti del Metodo Callan sono dei cocainomani, né che le lezioni somigliano all'addestramento delle reclute in Full Metal Jacket. Anzi Collin e Susan sono simpatici e disponibili e le lezioni, a parte il disorientamento iniziale sembrano funzionare davvero.A volte però esigenze “sceniche”mi spingono ad esagerare alcuni tratti per rendere il racconto più grottesco mala realtà è a volte diversa. Quindi chiedo scusa a tutti quelli che qui, come in altri post, possono essersi sentiti offesi da quello che scrivo. È solo finzione.

lunedì 12 settembre 2011

De buk is [still] on de teibol - Day DIX

La scorsa settimana Claudia ha deciso di rispondere alla mail che le avevo inviato qualche giorno prima. Era più di un anno che aveva scelto di interrompere ogni contatto e poco meno che avevo rinunciato a mandarle messaggi per cercare di mantenere viva una qualche forma di rapporto. Ritrovarla nella casella della posta mi ha fatto molto piacere soprattutto per la delicatezza con cui ha raccontato della sua vita. Sta trovando un suo equilibrio e sono felice perché se lo merita davvero.
Ovviamente ha chiesto della mia, del mio lavoro ed anche lei non ha resistito ad avere aggiornamenti sull'evoluzione del mio inglese.

È normale. Chi mi incontra, soprattutto chi conosce i miei travagli con questa lingua, vuole conoscerne i miei progressi, soprattutto dopo tanto tempo. In particolar modo la mia famiglia.
Così quando giovedì tornerò in Italia, come sempre troverò mia madre ad aspettarmi carica di fantasiose apprensioni sulla vita smodata della metropoli, ansiosa di lanciare allarmi disperati sul mio stato fisico che a suo dire sarà al limite della denutrizione e, soprattutto, vogliosa di sapere che finalmente il suo figlio qualcosa di buono la sta combinando lassù, almeno quella: imparare l'inglese.

Invece no. l'inglese non lo sto imparando. Mi sento sempre allo stesso punto; con gli stessi blocchi e la stessa difficoltà a capire televisione, commessi e vecchiette alle fermate del bus.
La colpa è mia. Della mia pigrizia, dei miei vizi, della mia timidezza e della stanchezza nei confronti di un certo rigore con cui dovrei affrontare le giornate.

Quando arrivai qua a Gennaio dell'anno scorso ero carico e motivato. Studiavo con mio coinquilino e ripetevamo la grammatica ogni giorno. Eravamo arrivati anche a parlare inglese tra di noi non avendo alternative anglofone nel flat. Per una serie di eventi tragicomici, terminata con la telefonata del manager mentre ero al gate per l'imbarco, non ero riuscito a prendere un lavoro da Pizza Hut e così ero stato costretto a rientrare in attesa di tempi migliori.

Poi qualcosa si è rotto durante quel breve intermezzo italiano e quando sono atterrato di nuovo oltremanica la voglia di integrarmi era stata sostituita da quella di ritrovare un equilibrio, qualunque esso fosse, relegando in secondo piano tutte le altre priorità.
Così mi sono preso il primo lavoro buono e per 6 mesi ho passato 60 ore a settimana in un ristorante italiano, dove trascorrevo le giornate a vegetare in attesa dei 20 clienti settimanali ed a scherzare con il mio chef di Brescia.

Anche le amicizie le ho trovate tra quelli che potevo capire facilmente e con cui lavorare per la ricerca della stabilità che avevo perso a casa.
Di conseguenza anche le ragazze. Non avevo voglia di mettermi in gioco, di rischiare figuracce, di sembrare stupido.
Cercavo conferme e sicurezza e per questo mi sono buttato su tutto che che di italiano incontravo.

Verso la fine dell'anno scorso, stanco di perdere tempo nel basement di Biagio@Bankside, mi sono licenziato pronto a buttarmi in un altro lavoro che mi desse più soldi, più regolarità e qualche chance in più di parlare in inglese. La prima prova da Spaghetti House era andata bene, ma il tempo passato in un ristorante non certo da Guida Michelin, ma almeno di media categoria, aveva generato in me una repulsione verso certe cattive abitudini delle cucine turistiche: spazi angusti e menù economici.
Non ce la facevo a servire cibo in quel modo e così abbandonai la strada del cuoco per guadagnare altrove il Minimun Wage necessario a sopravvivere. Ben presto però mi resi conto che le mie speranze di sconfiggere con l'esperienza
maturata, i pregiudizi nei confronti di piercing e barba, che stranamente in questo paese, almeno nell'hospitality sono piuttosto forti, erano vane. Se vuoi maneggiare food and beverage, che tu sia cameriere, barista o pizzaiolo, scordati i peli in faccia ed il metallo sul viso.
Per altri tipi di posti [pub, negozi] non mi sentivo linguisticamente pronto e qualche curriculum inviato per posizioni più vicine alla mia formazione [grafico e dintorni] non avevano ricevuto risposta [qua dopo un anno che sei fuori da un settore iniziano a considerarti scaduto].

Quindi mi buttai alla ricerca di qualsiasi lavoro ed incappai nel Marketing Research Interviewer. Interviste in italiano dalle 08:00 alle 16:00 ad utenze private o professionali per sondare la soddisfazione relativa a servizi e/o prodotti o raccogliere opinioni sui medesimi. Paga di 8 pounds all'ora, contro una media nazionale di 5,93. Ferie quando vuoi. Lavori anche in mutande e nessuno stress della lingua.
Anche volendo non avrei potuto rifiutare visto che il conto in banca stava sperimentando tutti i limiti dello zero assoluto.

E così furono altri 6 mesi di call center, durante i quali raccolsi un po' di soldi senza alcuno sforzo e rafforzai la rete di relazioni sociali che ancora mi sostiene.


Lentamente però presi coscienza dei limiti di questa vita e di quelli della mia autostima che mi impediva di azzardare conversazioni con chi non fosse italiano da almeno 3 generazioni.
Per questo cominciai noleggiare film in inglese ed a frequentare un corso di lingua organizzato del council.
Ma è durato poco e la pigrizia endemica sommata alla voglia di non passare il tempo libero ad impazzire coi sottotitoli hanno prevalsero sul bisogno di migliorare la lingua. Visto che comunque la mia socialità rimaneva più che dignitosa. E tornai nel mio mondo.

Comincio a pensare che forse sono troppo vecchio per ricominciare da capo. Non ho voglia di studiare, di sembrare scemo mentre cerco una parola che non ricordo, di chiedere ogni volta “sorry?”.
Ero contento di come sono nella mia lingua. Ci ho messo tanto per imparare ad usarla ed ora non ce la faccio a mettere via tutto e ripartire da zero.
Sicuramente sono troppo distratto per riuscirci in maniera mnemonica. 3 anni di scuole medie, 6 di liceo [ho ripetuto il terzo!], due esami universitari passati con 26 ed un mese di corso intensivo a Dublino inducono a pensare che non sia quella la strada. Dovrei essere costretto a starci in mezzo a non avere alternative perché se mi lasci uno spiraglio io mi ci infilo e scappo via.

A peggiorare la situazione a marzo è arrivato il taglio delle ore al lavoro che mi ha costretto a trovare un part time. Risposi ad un annuncio per Kitchen Helper in un pub, sperando così di iniziare a lavorare con qualche inglese, invece quando dopo un'ora mi chiamarono per l'intervista dall'altra parte, manco a dirlo, c'era un ligure da vent'anni a londra. Per cui mi ritrovai, come già scritto, al centro della city, nella cucina italiana, di un pub italiano.
Che è un po' la metafora del mio essere enclave ostinatamente muta in territorio nemico.

Quindi continuo a vivere nella mia bolla di rumore diffuso, frustrato dal sentirmi per tutto il resto completamente a mio agio. Mi piace la città che offre mille alternative, che chiede scusa e lascia la precedenza, che sorride dietro ad ogni sportello e si veste in modo bizzarro. Mi piacciono i fagioli con i funghi a colazione, le vecchiette nei pub ed i charity shop. Ora che ho anche cambiato accomodation ho una stanza enorme in una casa normale che un amico ha voluto condividere con me.
E non me ne frega niente se gli inglesi sono formali ed asociali e le previsioni del tempo le aggiornano ogni ora.


Vorrei solo poterli capire.

Vorrei godere di questo posto fino a saziarmene come ho fatto a suo tempo con Roma, prima di farne indigestione.
Non dico che vivrò qui per sempre ma avrei voglia di prenderne finché posso: I musical che durano da 15 anni, i film che escono senza dover aspettare il doppiaggio, i concerti di tutti i musicisti in vita, i festival e quello che neanche ci si immagina.

Ma per questo dovrei rassegnarmi ad un passo indietro. Abbandonare la settimana lunerdì-venerdì 11:00-19:00 che ora mi permette di avere un ritmo normale e godere dei weekend, probabilmente ritornare in qualche ristorante e decidermi a tirar via i piercing almeno durante il lavoro.
La barba no, quella non sono disposto a barattarla.


L'unica consolazione è che mia madre non legge mai questo blog e non sa niente di inglese, così almeno con lei posso fingere di essere davvero fluently.


a.