domenica 22 gennaio 2012

Happy old year - Day DCXLI

Aspettavo la fine dello scorso anno come una liberazione. Avevo voglia di ricominciare quello nuovo pieno di buoni propositi e di azioni incisive, in modo da dare nuovo slancio all'economia della mia vita.

Una finanziaria in piena regola, con tutti gli interventi del caso, nuovi investimenti, taglie alle spese, cambio dei vertici, ma soprattutto “lacrime e sangue”.

Prima però volevo tornare in Italia, spartiacque obbligatorio di tutte le mie fasi londinesi, ammesso che fino ad ora ce ne siano state. Ad ogni modo catarsi per le frustrazioni accumulate negli ultimi mesi del 2011 che oltre a periodi di stress raramente sopportati in precedenza e insonnia endemica, avevano portato anche alla sospensione di questo blog, che poi tanto blog non è, come dice giustamente il mio amico Dario.
Non avevo voglia di raccontare lo sfascio del momento e siccome non so mai fingere, ho preferito tacere piuttosto che fare casini buttando in mezzo tutto e tutti.
Ora la situazione non è molto migliorata, però i dieci giorni passati in Italia hanno confermato tutto il buono del mondo che non smetto di raccontare qua a Londra, dandomi nuova forza.
Ho degli amici fantastici, delle persone incredibili e vorrei trovare delle espressioni più originali per descriverli e mi dispiace per quelli che mi sono continuamente vicino in questa città freddissima e che sono l'appoggio per tanti momenti di difficoltà.
Non voglio sminuire la loro importanza, però la complicità con persone con cui ho condiviso 10 anni di vita in quel modo è commuovente. Così il capodanno sdraiato ubriaco sul divano a stonare ogni canzone è bastato a cacciar via tanta rabbia ammucchiata per strada.
Sono quindi atterrato a Stansted con il bagaglio carico di parmigiano e buona volontà.
In programma avevo nell'ordine: corso di inglese in modo da provare a sputare il rospo che mi costringe ad accettare tutte le fidelity card dei negozi perché quando le commesse me le propongono non capisco mai e dico sempre di sì. Penso di aver frequentato 2000 ore di lezioni tra scuola, università e corsi privati, di aver completato un numero imprecisato di esercizi e di aver sperimentato ogni tecnica conosciuta per l'apprendimento di una lingua estera. Mi restano solo due opzioni: frequentare una ragazza inglese oppure reincarnarmi in un anglofono! La prima sarebbe la Fase 4 che non ho però ancora pianificato.
La lingua comunque è lo step necessario alla preparazione della Fase 2: Nuovo lavoro. Devo trovare il modo di lasciare i due mezzi impieghi da scimmia che ho ora per dedicarmi a qualcosa che mi costringa ad accendere qualche neurone in più rispetto a quel che servono per premere il bottone “On” della lavastoviglie la mattina e quello “Enter” sulla tastiera del computer il pomeriggio e magari evito di comprare scatole di purè ogni due giorni perché dimentico ogni volta di averli già presi.

L'ultimo provvedimento della manovra infine prevede invece il salto di qualità vero e proprio attraverso la Fase 3: Una rinnovata socialità per vivere la metropoli con più consapevolezza e sfruttare le opportunità di questo luogo in continua evoluzione. O almeno evitare di spendere più di 10 minuti al giorno sul sito italianialondra.com.
Con questo programma minuziosamente stilato, la priorità appena ripreso il ritmo londinese (4 pinte ad uscita) è stata quindi quella di ammalarmi!
Una bella caponata con tutti i malanni di stagione: raffreddore, mal di gola, tosse e qualche linea di febbre come guarnizione. Più la grande novità del Reflusso, moda lanciata sul finire del 2011 e ripresa dopo le vacanze di natale che come detto aveva condonato ogni male. Fortunatamente Claudia, intuendo le mie grandi potenzialità gastronomiche, mi aveva regalato, oltre ad una spugna (segno che forse da qualcosa si “sente”che da due anni non ho più il bidet) ed una crema antiage per il viso (segno che sicuramente da qualcosa si vede che da dieci anni non ne ho più venti), anche una confezione di Maalox, nella versione Plus, perché ovviamente da ex-semisottodemichef il Reflusso me lo sono preparato con una dose extra di sintomi, ed un normale antiacido sarebbe stato inefficace.

Una vita da intermediate
Masticando pastiglie grosse come una fiche da poker mi sono recato quindi con Nancy alla ABC School of English, Covent Garden. Scelta sia per i prezzi concorrenziali che per il nome rassicurante sulla facilità dei metodi adottati. Claudia, la ragazza italiana in segreteria (Sì lo so cosa state pensando... No!), per capire la situazione ci ha subito chiesto da quanto tempo fossimo a Londra.
Nancy:“Poco più di un anno”.
Io:“Aprile 2010”
Segretaria a me: “Quanto?!”
Io: “Quasi due anni”
Segretaria: “Hai mai pensato alla reincarnazione?”.
Cominciavo ad amare quel posto e così ci siamo fatti spiegare i vari corsi. Quello che a cui eravamo interessati noi era il Callan, sistema fondato sul concetto che la nostra lingua madre la apprendiamo inizialmente senza studiare, ma per abitudine; una sorta di osmosi che ci permea lentamente di parole e concetti grammaticali prima ancora che iniziamo effettivamente a studiarli sui banchi di scuola. Loro provano a infilarti l'inglese in testa nello stesso modo. Il risultato è garantito in un quarto del tempo e per me che non ne ho più molto era assolutamente l'ideale.
A dire il vero lo avevo già provato nel 1999 durante il primo tentativo di "Fuga per la Vittoria", ma effettivamente, e non stupisce nessuno, ricordavo poco di quelle settimane e comunque le prime tre lezioni erano gratis così abbiamo deciso di cominciare a frequentare per capire un po' come funziona.

La tecnica prevede che tu venga rinchiuso ermeticamente con gli altri in una classe in cui c'è un soltanto un leggio al centro e delle sedie col tavolinetto integrato disposte in semicerchio. L'effetto generale è quello di un gruppo di sostegno: “Ciao, io sono Andrea e sto cercando di imparare l'inglese da 25 anni”. “Ciaaao Andreeea”. Improvvisamente si apre la porta ed entra un insegnante cocainomane con una Redbull in mano che per 50 minuti spara domande nel mucchio ad una velocità poco al di sotto della soglia del dolore. La tecnica adoperata punta a provocare il maggior disagio possibile nelle vittime. Mentre formula la frase il cecchino rotea freneticamente gli occhi spostandoli in tutte le direzioni per evitare di lasciar percepire chi sarà il bersaglio finale, contemporaneamente agita le braccia disegnando nell'aria figure geometriche e simboli magici che dovrebbero aiutare ad interpretare il suo gorgogliare incomprensibile ma che hanno una chiarissima origine massonica. Una sorta di Danza Maori in stile All Blacks. La preda disorientata, a cui viene negato anche il naturale rifugio del banco dove, sin dai primi anni di vita, è solita nascondersi durante le interrogazioni, ha come unica opzione quella di rispondere immediatamente alla domanda usando esattamente tutte le parole adoperate nel formularla così come pure riportato dal manuale di addestram... scusate, dal libro di testo. Il tempo di reazione che gli viene concesso si aggira intorno ai 4 decimi di secondo, trascorsi i quali senza un' evidente indicazione di attività orale, il boia inizia a rispondere al posto suo scandendo ogni pausa in modo che il colpevole possa ripetere ad eco come se gli stessero estorcendo lettera per lettera la confessione di colpevolezza per gli attentati del'11 settembre. Arrivato alla fine, con lo studente in drammatica crisi iperventilatoria, sia che abbia risposto perfettamente o cercato di suicidarsi ingoiando la lingua, il killer sistematicamente sentenzia “Good!”. A quel punto il ragazzo si accascia esanime sulla sedia e riparte la roulette russa. I nostri professori del liceo con le loro penne che scorrevano lentamente sulla lista dell'appello sembrano così patetici in confronto a questi marines a cui mancano solo i rayban e la libertà di chiamarti“Palla di Lardo!”.

Alla fine della lezione ero entusiasta. Ho pagato per due settimane e sono corso a comperarmi una cassa di Redbull. Nancy invece, meno amante degli energy drink, ha scelto un corso di General English, più borghese e meno emozionante. Morirà di noia. Il livello assegnatomi a tredici anni di distanza dalla ma prima esperienza Callan, con in mezzo un mese di corso Intensive a Dublino e quasi due anni di vita a Londra è sempre lo stesso: Intermediate.

L'insonnia della notte precedente alla prima lezione mi ha impedito di iniziare il giorno previsto, ma per fortuna in questi casi non erano previste punizioni corporali. Comunque dopo una settimana posso azzardare un cauto ottimismo. Almeno le crisi di panico le ho brillantemente superate. Così come pure il test per la fine dello Stage 5. Una serie di esercizi a risposta chiusa ed aperta, un dettato ed una prova orale in cui, nonostante la tensione da esame di maturità (erano quindici anni che non sostenevo un esame!) ho totalizzato un punteggio di 90/100. Peccato solo aver scoperto che tutte le prove si trovavano nelle ultime pagine del manual... del libro di testo.

Stai lì, Sempre lì
Con la Fase 1 avviata posso ora dedicarmi a ragionare sulla Fase 2: Lavoro. Su questo fronte l'anno scorso si era chiuso con un'imprevista occasione. Prima di partire per l'Italia ero andato nella sede di Emergency Uk prendere qualche regalo da portare a casa. Mentre la mia amica Stefania volontaria dell'associazione a Londra, cercava le taglie delle magliette, mi sono messo a commentare con lei il loro calendario per il 2012, disegnato trascurando alcuni dettagli obiettivamente importanti. Ad esempio hanno dimenticato di inserire i riferimenti dell'associazione in un posto visibile per tutti e 12 i mesi. In fondo da qualche parte sono ancora un mezzo grafico, così quando mi ha detto che stavano mettendo un annuncio per trovare qualcuno che si occupasse gratuitamente di questo aspetto mi sono immediatamente candidato. Ora sono in attesa di sapere se il book con qualche mio vecchio lavoro che gli ho mandato sarà buono per loro.
Non ci guadagnerei nulla però da un lato riprenderei in mano gli attrezzi del mestiere e dall'altro metterei nel curriculum l'esperienza in una Charity che qua è tenuta molto in considerazione.
Per quanto riguarda il lavoro vero, cioè quello retribuito, la situazione invece è stagnante ed anche in questo caso Claudia aveva interpretato bene il mio futuro a breve mettendomi tra i pacchetti sotto l'albero un bel grembiule da cucina, inequivocabile indicazione che per il momento mi sarei dovuto rassegnare al ruolo di semisottodemiaiutocuoco. Ho provato infatti a tornare sugli annunci di lavoro
ma come al solito la possibilità di essere preso in una compagnia che si occupa di hospitality sono praticamente nulle a meno di tirar via barba e piercing. Credetemi ma qui con la mia faccia è impossibile essere assunti in caffé o ristoranti. Mi rimane la strada dei pub, ma sento di non avere ancora una comprensione adatta per un caotico locale frequentato da inglesi alticci; oppure nei service di stampa, che è la strada che sto battendo in questo momento e per la quale un'eventuale esperienza con Emergency UK sarebbe fondamentale referenza.

Finché ce n'hai
Sulla fase 3 ero deciso ad investire soldi e dignità; buttandomi senza pudore nella mondanità londinese; nutrendomi di musei, mostre e concerti. pronto a sfidare i miei tabù più segreti e commettere i peggiori reati grammaticali pur di sentire un po' più mia questa inafferrabile metropoli.

Purtroppo i governi dei mesi passati non avevano saputo far economia delle risorse. Sperperando avventatamente i capitali accumulati, così quando martedì scorso, dopo aver pagato due settimane di scuola mi è venuto in mente che in quei giorni ci sarebbe stato l'addebito dell'affitto e che forse il conto bancario poteva soffrirne. Mi sono precipitato a controllare lo stato di salute del mio tesoretto. Secondo i miei calcoli rischiavo un passivo di un centinaio di pounds. Meno male che alla fine non avevo scelto di pagare per un mese intero, cauto sulla mia costanza nello studio. Non ricordavo bene il giorno esatto del pagamento ma ero abbastanza sicuro che avrei potuto ancora fare in tempo a salvare il bilancio prima del prelievo automatico, integrando con del contante in euro che mi rimaneva dall'Italia. Avrei avuto solo bisogno di un ufficio di cambio. Arrivato a casa, con ancora addosso il cappotto sono entrato nel sito della Barclays pieno di ansia per scoprire alla fine che avevo sbagliato, due volte. L'addebito era già scattato il giorno stesso e lo scoperto era di 174 pounds!
Addio Inglese, addio nuovo lavoro
Addio nuovo lavoro, addio soldi
Addio soldi, addio Mondanità.
Addio Pianificazione.

Mentre ero intento a cenare con i fogli delle Fasi 1, 2, 3 mi è tornato in mente un altro regalo di Claudia (è vero mi ha regalato un sacco di roba e questo non è neanche l'ultimo). Uno strano oggetto di metallo pesante e dorato. Un scettro a due impugnature simmetriche abbastanza piccolo e maneggevole da poterlo rotolare nel palmo di una mano. Una sorta di talismano tibetano che non ricordo bene se dovrebbe aiutarmi a scegliere la via, o a ritrovarla, o a saperla consigliare oppure a conoscere tutti gli orari dell'N8 che passa a Bricklane. Sin dal primo momento, e l'ho subito detto anche a lei, a me è sembrato un Totem ideale per il film Inception. Per chi non lo avesse visto, il Totem era l'oggetto che viaggiatori dei sogni portavano sempre con se per rendersi conto di quando erano nella fase onirica. Ritrovarselo in tasca li aiutava a capire di essere nel mezzo di una missione.
A questo punto comincio davvero a pensare di star sognando e che se mi concentro abbastanza, come quando vogliamo uscire da un incubo, riuscirò davvero a risvegliarmi nel mio letto di Raimondo's con Vespa che aspetta il mio caffè ed il motta che cerca di battere il suo record di sonno ininterrotto...

almeno spero.

a.

NOTE
Ovviamente non è vero che gli insegnanti del Metodo Callan sono dei cocainomani, né che le lezioni somigliano all'addestramento delle reclute in Full Metal Jacket. Anzi Collin e Susan sono simpatici e disponibili e le lezioni, a parte il disorientamento iniziale sembrano funzionare davvero.A volte però esigenze “sceniche”mi spingono ad esagerare alcuni tratti per rendere il racconto più grottesco mala realtà è a volte diversa. Quindi chiedo scusa a tutti quelli che qui, come in altri post, possono essersi sentiti offesi da quello che scrivo. È solo finzione.

lunedì 17 ottobre 2011

... in my name too! - Day DXLIV

In un attimo decidiamo di scendere dall'8 che ci sta riportando a casa.
Troppo breve il fine settimana per chiuderlo a mezzanotte e St Paul's Catthedral è un'ottima scusa per allungare ancora un po' il tempo. C'è voglia di regalare gli ultimi scatti ad un amico in partenza e lasciare alla sera la tentazione di sorprenderci.
E l'incredibile ci si presenta davanti mentre ancora cerco di capire il perché delle transenne a Paternoster Square. Prima una tenda, poi due, tre. Pensiamo a dei senzatetto in cerca di riparo dal primo freddo che comincia a tagliare la città. Poi a qualche cerimonia di cui non so nulla, magari un matrimonio importante ed ai fanatici in cerca di una prima fila. Ma gli igloo aumentano e poi scritte, manifesti e corpi. fuori 8 gradi. intorno poliziotti tranquilli che spiegano ai passanti cosa sta succedendo.
Chiediamo ad un agente i motivi di quella folla. Ci parla di crisi economica e di proteste. Noi suggeriamo gli Indignados. Fa sì con la testa confortato dal collega. In realtà non sembra saperne molto ma non è preoccupato. Resteranno un paio di giorni poi se ne andranno tranquilli. Di questo appare più sicuro.
Li salutiamo e loro ci augurano la buonanotte.
Iniziamo a camminare costeggiando quel campeggio, stupiti ed eccitati. Una gessetto a terra prega di non oltrepassare quel limite per accamparsi. Lo hanno tracciato dai ragazzi per lasciare lo spazio per chi arriverà domani dalla Tube.
In terra le frasi della rabbia contro le banche, le companies e le lobby. Bandiere colorate tra le colonne e fiori di carta al collo delle statue.
Proviamo a scattare qualche foto. Un tizio ci viene incontro ridendo vistosamente e ci dice qualcosa che non capiamo. Tiriamo dritti cercando di non sembrare turisti spaesati. Al centro della piazza ci sono indicazioni in sei lingue su come comportarsi, buste per la raccolta differenziata e un tavolo per le informazioni. Da sotto il telone di quello che sembra essere il cuore l'organizzazione arriva musica etnica.
Giriamo intorno alla statua della Regina Anna, l'ultima degli Stuart. Un paio di Bobby ridono di gusto leggendo le frasi più ironiche dei cartelli che tappezzano la ringhiera. Quello più grande dice che siamo il 99%. Molti hanno voluto controfirmare quella dichiarazione con i pennarelli che sono appesi in giro. Lasciamo anche i nostri nomi, il sito di Emergency UK e la speranza che "it will happen". Immortaliamo con la digitale, o almeno è quello che pensiamo, una volta a casa non troveremo quegli scatti perché le batterie salutano proprio in quel momento simulando un click che in realtà perderemo. ne abbiamo di altre.
Saliamo sul sagrato per uno sguardo d'insieme. Sulla destra un perimetro di candele incornicia la preghiera di ragazzo assorto nello spazio multiconfessionale.
Guardiamo giù e notiamo subito quello che non c'è: niente niente schieramenti, niente caschi, manganelli, lacrimogeni, fumo o esplosioni. Sembra il campeggio di un festival estivo. Solo molto più ordinato e silenzioso. Il lato sud del piazzale antistante la cattedrale, quello che confina con Ludgate Hill e Cannon Street è completamente libero. Ogni giorno due milioni di passeggeri transitano nella Zona 1 di Londra, qua siamo in piena City ed i ragazzi sembrano conoscere i confini oltre i quali non è più possibile raccogliere la solidarietà dei passanti. Lo stesso vale per i "Controllori". i blindati sono lontani centinaia di metri. nessuno li vede, nessuno li teme. sonnecchaino come le divise che custodiscono. è l'una di notte e molti sono ancora svegli. Una televisione intervista una ragazza ai piedi della scalinata. è spigliata e preparata. Così come il giornalista che ascolta concentrato. Scattiamo qualche altra foto poi anche queste batterie deisistono.
Ci guardiamo pieni di sospensione. Viene in mente l'italia e gli scontri del giorno prima. La devastazione e l'odio dei media. Pensiamo ai nostri vent'anni ed alla voglia di regalarci un'ultima notte senza tempo. Ma abbiamo aerei e lavori da rispettare il giorno dopo. Un ultimo saluto alla sovrana della Gran Bretagna unita e recuperiamo la strada del ritorno.
Qualcuno a terra ha disegnato un pollice alzato "David Cameron likes this".
anche noi.

lunedì 12 settembre 2011

De buk is [still] on de teibol - Day DIX

La scorsa settimana Claudia ha deciso di rispondere alla mail che le avevo inviato qualche giorno prima. Era più di un anno che aveva scelto di interrompere ogni contatto e poco meno che avevo rinunciato a mandarle messaggi per cercare di mantenere viva una qualche forma di rapporto. Ritrovarla nella casella della posta mi ha fatto molto piacere soprattutto per la delicatezza con cui ha raccontato della sua vita. Sta trovando un suo equilibrio e sono felice perché se lo merita davvero.
Ovviamente ha chiesto della mia, del mio lavoro ed anche lei non ha resistito ad avere aggiornamenti sull'evoluzione del mio inglese.

È normale. Chi mi incontra, soprattutto chi conosce i miei travagli con questa lingua, vuole conoscerne i miei progressi, soprattutto dopo tanto tempo. In particolar modo la mia famiglia.
Così quando giovedì tornerò in Italia, come sempre troverò mia madre ad aspettarmi carica di fantasiose apprensioni sulla vita smodata della metropoli, ansiosa di lanciare allarmi disperati sul mio stato fisico che a suo dire sarà al limite della denutrizione e, soprattutto, vogliosa di sapere che finalmente il suo figlio qualcosa di buono la sta combinando lassù, almeno quella: imparare l'inglese.

Invece no. l'inglese non lo sto imparando. Mi sento sempre allo stesso punto; con gli stessi blocchi e la stessa difficoltà a capire televisione, commessi e vecchiette alle fermate del bus.
La colpa è mia. Della mia pigrizia, dei miei vizi, della mia timidezza e della stanchezza nei confronti di un certo rigore con cui dovrei affrontare le giornate.

Quando arrivai qua a Gennaio dell'anno scorso ero carico e motivato. Studiavo con mio coinquilino e ripetevamo la grammatica ogni giorno. Eravamo arrivati anche a parlare inglese tra di noi non avendo alternative anglofone nel flat. Per una serie di eventi tragicomici, terminata con la telefonata del manager mentre ero al gate per l'imbarco, non ero riuscito a prendere un lavoro da Pizza Hut e così ero stato costretto a rientrare in attesa di tempi migliori.

Poi qualcosa si è rotto durante quel breve intermezzo italiano e quando sono atterrato di nuovo oltremanica la voglia di integrarmi era stata sostituita da quella di ritrovare un equilibrio, qualunque esso fosse, relegando in secondo piano tutte le altre priorità.
Così mi sono preso il primo lavoro buono e per 6 mesi ho passato 60 ore a settimana in un ristorante italiano, dove trascorrevo le giornate a vegetare in attesa dei 20 clienti settimanali ed a scherzare con il mio chef di Brescia.

Anche le amicizie le ho trovate tra quelli che potevo capire facilmente e con cui lavorare per la ricerca della stabilità che avevo perso a casa.
Di conseguenza anche le ragazze. Non avevo voglia di mettermi in gioco, di rischiare figuracce, di sembrare stupido.
Cercavo conferme e sicurezza e per questo mi sono buttato su tutto che che di italiano incontravo.

Verso la fine dell'anno scorso, stanco di perdere tempo nel basement di Biagio@Bankside, mi sono licenziato pronto a buttarmi in un altro lavoro che mi desse più soldi, più regolarità e qualche chance in più di parlare in inglese. La prima prova da Spaghetti House era andata bene, ma il tempo passato in un ristorante non certo da Guida Michelin, ma almeno di media categoria, aveva generato in me una repulsione verso certe cattive abitudini delle cucine turistiche: spazi angusti e menù economici.
Non ce la facevo a servire cibo in quel modo e così abbandonai la strada del cuoco per guadagnare altrove il Minimun Wage necessario a sopravvivere. Ben presto però mi resi conto che le mie speranze di sconfiggere con l'esperienza
maturata, i pregiudizi nei confronti di piercing e barba, che stranamente in questo paese, almeno nell'hospitality sono piuttosto forti, erano vane. Se vuoi maneggiare food and beverage, che tu sia cameriere, barista o pizzaiolo, scordati i peli in faccia ed il metallo sul viso.
Per altri tipi di posti [pub, negozi] non mi sentivo linguisticamente pronto e qualche curriculum inviato per posizioni più vicine alla mia formazione [grafico e dintorni] non avevano ricevuto risposta [qua dopo un anno che sei fuori da un settore iniziano a considerarti scaduto].

Quindi mi buttai alla ricerca di qualsiasi lavoro ed incappai nel Marketing Research Interviewer. Interviste in italiano dalle 08:00 alle 16:00 ad utenze private o professionali per sondare la soddisfazione relativa a servizi e/o prodotti o raccogliere opinioni sui medesimi. Paga di 8 pounds all'ora, contro una media nazionale di 5,93. Ferie quando vuoi. Lavori anche in mutande e nessuno stress della lingua.
Anche volendo non avrei potuto rifiutare visto che il conto in banca stava sperimentando tutti i limiti dello zero assoluto.

E così furono altri 6 mesi di call center, durante i quali raccolsi un po' di soldi senza alcuno sforzo e rafforzai la rete di relazioni sociali che ancora mi sostiene.


Lentamente però presi coscienza dei limiti di questa vita e di quelli della mia autostima che mi impediva di azzardare conversazioni con chi non fosse italiano da almeno 3 generazioni.
Per questo cominciai noleggiare film in inglese ed a frequentare un corso di lingua organizzato del council.
Ma è durato poco e la pigrizia endemica sommata alla voglia di non passare il tempo libero ad impazzire coi sottotitoli hanno prevalsero sul bisogno di migliorare la lingua. Visto che comunque la mia socialità rimaneva più che dignitosa. E tornai nel mio mondo.

Comincio a pensare che forse sono troppo vecchio per ricominciare da capo. Non ho voglia di studiare, di sembrare scemo mentre cerco una parola che non ricordo, di chiedere ogni volta “sorry?”.
Ero contento di come sono nella mia lingua. Ci ho messo tanto per imparare ad usarla ed ora non ce la faccio a mettere via tutto e ripartire da zero.
Sicuramente sono troppo distratto per riuscirci in maniera mnemonica. 3 anni di scuole medie, 6 di liceo [ho ripetuto il terzo!], due esami universitari passati con 26 ed un mese di corso intensivo a Dublino inducono a pensare che non sia quella la strada. Dovrei essere costretto a starci in mezzo a non avere alternative perché se mi lasci uno spiraglio io mi ci infilo e scappo via.

A peggiorare la situazione a marzo è arrivato il taglio delle ore al lavoro che mi ha costretto a trovare un part time. Risposi ad un annuncio per Kitchen Helper in un pub, sperando così di iniziare a lavorare con qualche inglese, invece quando dopo un'ora mi chiamarono per l'intervista dall'altra parte, manco a dirlo, c'era un ligure da vent'anni a londra. Per cui mi ritrovai, come già scritto, al centro della city, nella cucina italiana, di un pub italiano.
Che è un po' la metafora del mio essere enclave ostinatamente muta in territorio nemico.

Quindi continuo a vivere nella mia bolla di rumore diffuso, frustrato dal sentirmi per tutto il resto completamente a mio agio. Mi piace la città che offre mille alternative, che chiede scusa e lascia la precedenza, che sorride dietro ad ogni sportello e si veste in modo bizzarro. Mi piacciono i fagioli con i funghi a colazione, le vecchiette nei pub ed i charity shop. Ora che ho anche cambiato accomodation ho una stanza enorme in una casa normale che un amico ha voluto condividere con me.
E non me ne frega niente se gli inglesi sono formali ed asociali e le previsioni del tempo le aggiornano ogni ora.


Vorrei solo poterli capire.

Vorrei godere di questo posto fino a saziarmene come ho fatto a suo tempo con Roma, prima di farne indigestione.
Non dico che vivrò qui per sempre ma avrei voglia di prenderne finché posso: I musical che durano da 15 anni, i film che escono senza dover aspettare il doppiaggio, i concerti di tutti i musicisti in vita, i festival e quello che neanche ci si immagina.

Ma per questo dovrei rassegnarmi ad un passo indietro. Abbandonare la settimana lunerdì-venerdì 11:00-19:00 che ora mi permette di avere un ritmo normale e godere dei weekend, probabilmente ritornare in qualche ristorante e decidermi a tirar via i piercing almeno durante il lavoro.
La barba no, quella non sono disposto a barattarla.


L'unica consolazione è che mia madre non legge mai questo blog e non sa niente di inglese, così almeno con lei posso fingere di essere davvero fluently.


a.

domenica 7 agosto 2011

Women and engines... - Day CDLXXIII

Ormai è andata così. L'estate londinese ce la siamo goduta nel weekend di Pasqua, per me strepitoso, passato con Nancy tra Brighton ed i parchi del South-West della capitale. Da quella settimana di fuoco è stato un susseguirsi ininterrotto di giornate autunnali, variabili tra il grigio-fumo e il cenere.
La scorsa stagione a quest'ora ero con Alfredo e Luca in mutande ad Hyde Park, cercando disperatamente un ricovero dal sole in attesa del concerto di Sir Paul McCartney.
Ed invece il 7 Agosto stiamo già tremando all'idea che tra poco più di un mese legiornate ricominceranno ad accorciarsi drammaticamente e la pioggia a sconvolgere ogni tentativo di razionale l'abbigliamento quotidiano.
Non ci si è ancora abituati e si cerca di tener lontano lo spettro del sole che cala alle 4 del pomeriggio ed il risvegliarsi per mesi sempre con la stesso cielo chiuso affacciato alla finestra.
Abbiamo imparato così ad accontentarci del “Sunny Intervals
Da parte mia ne approfitto per risparmiare i soldi della Oyster Card [27,60£ a settimana] continuando ad usare la bici per quasi tutti gli spostamenti.come scrive la BBC nelle sue forecast. Ed ha godere di un intero pomeriggio di tiepida luce.
In realtà prima la prendevo praticamente sempre, se proprio non dovevo recarmi dall'altra parte della città, ma da qualche giorno sto evitando le uscite notturne se si fa “serata”. Quando sono previsti più di due giri di birra, la tengo a casa per evitare imbarazzanti ritorni ondivaghi.
Anche perché la luce anteriore è volata via mentre mi recavo sabato scorso ad Hoxton Square dopo essere saltato su una buca di Great Eastern Road, fracassandosi sotto le ruote delle auto che mi seguivano. Perché comunque anche qua, nonostante le Barclays Cycle Superhighway, le strade, soprattutto intorno alla zona di Liverpool Street, sono coltivate a buche e non è sempre facile tenere il controllo della bici, reso già difficoltoso dalla scarsa confidenza degli automobilisti inglesi con le frecce.Nel senso che non le conoscono molto, visto che comunque qua vanno tutti piano e rispettano le distanze, gli stop e le precedenze. Però se ti ritrovi a pedalare vicno al marciapiede, sfilando una coda di auto che viaggiano lente, può diventare molto pericoloso. Ed infatti sono finito sopra il cofano di una ford che la sua guidatrice aveva deciso di far sterzare senza preavviso. A parte lo spavento iniziale che ti porta ad analizzarti velocemente le reazioni motorie per capire se ti sei rotto qualcosa ed il timore di vedere improvvisamente una macchia di sangua espandersi da sotto la maglia, i danni sono stati minimi: un gomito escoriato e il campanello da ricomprare.

Devo dire che la signora in grigio [si comprano le auto in tinta con il cielo!], una tipica inglese di mezza età, bionda con terribile frangetta di ordinanza, è subito scesa per rassicurarsi delle mie condizioni, anche se giurando sul lato B di Pippa Middleton di aver messo la freccia, che invece restava inerme dietro il vetro del fanalino. Ed un'altra di colore, molto bella tra l'altro, con bambino meticcio in monopattino e casco, mi ha soccorso offrendomi dell'acqua, tamponandomi il gomito con un fazzolettino e dispensandomi consigli sul decorso post-traumatico e la primissima terapia riabilitativa.
Anche un altro tizio inglese si era fermato, più interessato alla dinamica dell'incidente che alla mia salute. Ed infatti una volta accertata la banalità dei fatti se ne è andato borbottando qualcosa sui ciclisti ed il loro vizio di viaggiare sempre nascosti ai lati della strada! Dopo l'ennesima rassicurazione se ne andata anche l'attentatrice, imboccando la traversa per la quale mi aveva impattato. Ovviamente sempre senza freccia.
Lo so, starete pensando che avrei dovuto chiamare l'ambulanza, farmi refertare, fingere dolori ovunque e prendere un po' di soldi dall'assicurazione. Purtroppo quando è avvenuto il sinistro stavo parlando al telefono con una ragazza, avevo auricolare e mani sul manubrio certo, però effettivamente ero poco concentrato e non avrei potuto giurare sul lato B di Pippa che effettivamente la freccia della ford non fosse accesa.
Per cui visto che comunque a conti fatti avevo solo un po' di sangue e un pound per un nuovo campanello da spendere, ho tranquillizato la signora lasciandola libera di attentare ad altri ciclisti inermi.
Nel frattempo la soccorritrice continuava a darmi spiegazioni su shock e profilassi, così l'ho salutata ringraziandola di nuovo, le ho permesso di sbeffeggiarmi davanti al bambino per non aver indossato un caschetto protettivo e mi sono diretto verso il lavoro; non prima ovviamente di aver richiamato la ragazza con cui ero al telefono e che avevo salutato gemendo flebilmente dopo il volo con un: “ho avuto un incidente, ti chiamo appena posso...”.
Certo che vista così la bici a Londra non sembra essere la scelta migliore. Tra l'altro continuo a perdere peso in maniera preoccupante, l'ultima rilevazione ufficiale tre settimane fa, scalzo ma vestito, indicava 66 Kg. Ma sono cifre destinate a calare visto che l'altro giorno mi sono sorpreso nel riuscire a chiudere completamente degli shorts che avevo comprato qualche anno fa anche se troppo piccoli, perché erano gli ultimi del negozio e li volevo anche a costo di portarli con il primo bottone slacciato. Ora mi vanno a pennello mentre i i jeans taglia 42 mi cadono nonostante la cinta, perché il buco che usavo di solito è diventato ormai inadatto alla mia misura che a leggere l-etichetta dei pantaloni presi la settimana scorsa, è ufficialmente passata alla 40!

Comunque ad una settimana dall'incidente il campanello “I love my bike” è tornato al suo posto, i dolori del mattino dopo non ci sono più ed anche la crosta è scomparsa improvvisamente ieri notte mentre onoravo il sabato sera al “The Light”... insieme alla ragazza con cui parlavo al telefono prima di cadere.

a.

martedì 12 luglio 2011

Thursday Morning Fever - Day CDXLVII

oggi posso dire finalmente di stare quasi bene. non in senso cosmico/panteistico e neanche in quello epicureo. ma almeno in quello superficialmente clinico. nel senso che ho quasi del tutto smaltito la sbornia di febbre, o forse influenza, che mi ha costretto a letto per due giorni la scorsa settimana.
ed è sempre colpa della bici.
comincio a dubitare che questa sana abitudine sia davvero così salutare visto che in meno di un anno mi ha causato un naufragio nel profondo east-end di londra [vedi], un paio di febbri malariche [il primo episodio risale all'ottobre scorse e mi aveva piantato in casa per una settimana] e un persistente ed acuto dolore localizzato nella zona del coccige, meglio conosciuto come... sapete bene cosa intendo! provocato da una innovativa e tecnologica sella ergonomica, acquistata per la cifra record di un pound da Poundland appunto, che a dispetto del prezzo possiede delle linee sinuose e perfettamente adatte alla funzione che deve svolgere, almeno così diceva la confezione, in realtà credo fosse più una rimanenza di qualche sexyshop di Soho, rimasta invenduta, e l'originale destinazione d'uso fosse quella di preparare alla carriera di audaci pornodive, piuttosto che di agile Grimpeur. Perché a dispetto dele strade migliori e delle piste ciclabili il mio sedere continua a dolere come dopo uno sprint sui sanpietrini dei Fori Imperiali. Mi sa che si tratta di un problema di “hardware” e non “software” e devo lavorare sul rafforzamento degli spessori anatomici piuttosto che che sulla seduta!
Ad ogni modo la temperature me la sono beccata tornando mercoledì scorso dal lavoro sotto uno dei classici ed improvvisi temporali estivi londinesi; che a differenza di quelli tipicamente nostrani: scrosci inaspettati che paralizzano la città 4/5 volte durante la bella stagione, qua oltremanica ha la singolare caratteristica di verificarsi più volte al giorno, quotidianamente, da settembre a luglio, ampiamente annunciati da una giornata di grigio totale a cominciare dall'alba fino ad arrivare all'imbrunire. tra l'altro non sempre percepibile vista la copertura ininterrotta del cielo.
In realtà a nessuno gliene frega niente. la città non se ne accorge proprio e continua a vivere di vita propria, con gli operai che al solito scavano e riempono buche lungo ogni strada della città, i citymen che collezionano bicchieri semipieni sotto i loro piedi fuori dai pub, ed i ciclisti in bici che rischiano beatamente la vita schivando i cab in inversione di marcia ad ogni semaforo.
Io, che ho deciso di prendere la residenza a dowinng street, non potevo certo essere da meno, così mercoledì pomeriggio, fingendo noncuranza verso il diluvio che si abbatteva sulla capitale, mi sono infilato il k-way ed ho inforcato la bici per 6/7 kilometri fino a casa.
Ad essere sinceri la scena era più da “Fantozzi contro tutti” che da “Gran premio della Montagna” ed il tempo impiegato per arrivare a destinazione mi è sembrato interminabile. Alla fine sono entrato nella camera che ero ghiacciato, bagnato marcio e stanchissimo. ma sentivo addosso l'eccitazione dell'impresa così invece di buttarmi sotto la doccia per recuperare qualche grado ho semplicemente tolto il costume da supereroe per infilarmi qualcosa di asciutto. Mi sembrava una soluzione più che adeguata per un personaggio del mio calibro. Ero a posto, avevo superato l'ostacolo. Cena, film e letto ed il giorno dopo sarei stato pronto per una nuova avventura!
Invece alle 06:15 della mattina successiva ero in preda ai deliri, pieno di dolori, con la gola arroventata ed il termometro in bocca a registrare la temperatura record di 38,6!

giovedì 23 giugno 2011

Blog Out - Day CDXXVIII

chiusa la pagina di facebook, mi trasferisco qui. almeno non avrò più l'ansia di aspettare risposte a saluti che giacciono moribondi da giorni in fondo all-ultima riga della chat e commenti a domande che mancano di arrivare, nonostante il destinatario sia riportato chiaramente in calce.

lascio intatto il piacere del voyeurismo altrui, relegandolo a questo spazio, sobrio ed essenziale. luogo intimo e dimensione ristretta. concentrata al solo pensiero e riservata a chi ha la voglia di arrivare in fondo a noiosi testi infarciti di edonismo e autoreferenzialità.
poche foto, nessun link né articoli da approvare o ignorare. niente chiacchiere, applicazioni o tag incrociati da seguire a ritroso. rimane skype per chi, come me, sente sempre il bisogno di un confronto in tempo reale.
ed è qui se vi pare: andrea.canzonetta. a me fa sempre molto piacere.

l'uomo invivibile rimane attivo per pochi altri e soprattutto per organizzare il quotidiano, che non può più prescindere da certi strumenti, soprattutto in un posto come questo che complica distanze ed orari, rendendoli difficilmente compatibili.
mi mancate tutti. spero davvero di rivedervi presto.

a.

mercoledì 22 giugno 2011

Who want to ride my bicycle?! - Day CDXXVII

Serata tranquilla stasera, giusto un paio di birre con Emily che è a Londra per una settimana dopo aver condiviso qualche mese con noi l'anno scorso. Ero andato in bici perché l'appuntamento era a Stratford, una fermata di Central Line da casa mia ed, a parte una piccola deviazione iniziale, è un lungo rettilineo di 4 Km, anche se io all'andata ne ho percorso qualcuno in più cercando improbabili scorciatoie. Al momento di salutarci, intorno alle 22:30, ho salutato i miei amici ed ho imboccato quella che credevo fosse la strada del ritorno, lontana poco più di un quarto d'ora, pedalando tranquillamente.
Dopo 10 minuti che vagavo senza riconoscere nessuna delle vie ho iniziato a preoccuparmi aumentando l'andatura. Dopo 20 eri in pieno panico e non sapevo più dove andare.
Allora ho cominciato ad improvvisare errori. Ho seguito una percorso inventato, chiesto indicazioni, tallonato gli autobus e mi sono perso. mentre consultavo la mappa ad una fermata qualcuno da un'auto mi ha lanciato un uovo prendendomi le gambe. spinto dalla paura di rimanere vittima di qualche gang dell'East End, ho preso a correre come un pazzo, senza più considerare il codice della strada. Ho imboccato superstrade e sceso contromano la rampa di una motorway. Saltato tutti i semafori e i sensi unici che si frapponevano tra me e la salvezza. ho cercato consiglio nei cartelli e mi sono perso ancora. Il tutto senza luce e senza giacchetto fluorescente. Ad un certo punto ho pensato che non sarei tornato a casa prima dell'alba oppure che sarei stato investito da un camion. la ruota posteriore sembrava soffice in maniera preoccupante ma non volevo pensarci. non potevo permettermi una foratura. Ho ignorato il freddo e la pipì di quelle maledette birre, accelerando ogni volta che una macchina sembrava avvicinarsi in maniera sospetta.
Continuavo a leggere nomi di zone sentite solo negli annunci delle camere in affitto. ero pronto a chiamare il 999. poi è apparso l'N8 ed ho vissuto la gioia disperata del naufrago senza più bussola. non ho più lasciato la mia stella polare. Novello Pollicino, seguendo il percorso delle fermate di quella linea a ritroso, alle 01:05 ero di nuovo a Stratford senza aver smesso mai di pedalare, da là dritto a casa. Gli ultimi chilometri sono stati degni di Dorando Petri. Sono arrivato, stremato ma senza aiuto, in 15 minuti, come da programma.
Ora vado a fumarmi una sigaretta.

a.